«Molte sono le vie del Signore, o padre mio: uno spione del Caserta, sorpreso notturno nelle più secrete stanze del reale palazzo, mi svelava il delitto….»
«Allora io venni a farvelo manifesto….»
«Perchè non dirmi i nomi? a qual pro il misero?»
«Messere lo Re, quantunque Rinaldo di Aquino mi abbia fatto colpevole, e molte volte insidiato la vita, tuttavolta mi è congiunto per sangue:—il tempo chiarirà questo fatto. Io condussi in quella notte la vostra sacra persona al luogo della congiura, perchè non mi venne in pensiero modo migliore; sperava la mia fedeltà avrebbe fatto perdonare la perfidia del congiunto. Piacque al cielo ordinare altramente: allora desiderai risparmiargli la vergogna; lo ammonii con lettere segrete a ritrarre il passo dal turpe sentiero:—stolto! credei l'uomo fosse capace di ravvedimento. Attesi alla morte del Cerra, egli era il più pericoloso di tutti; così sperai spaventare i rimanenti congiurati, e voi, mio Re, avvisare del pericolo.»
«E sono fuggiti tutti i traditori?»
«Tutti, almeno quelli ch'io conosceva, si rifugiavano col Caserta nei castelli della frontiera.»
«Tu hai fatto il bene di tua volontà, il male per colpa altrui; molti furono i pericoli che corresti per noi; tu meriti un premio, l'avrai.»
«O mio dolce Signore, io null'altro desidero che morire per voi: serbate la mercede ad altri che se la fanno cagione dell'opere; io non vorrei che un premio, e questo conosco troppo alto per me, nè già oso chiederlo. Volgono anni molti che io amo Yole coll'amore dei Santi; per lei vinsi al torneo della vostra coronazione, per lei divenni gagliardo, per lei cortese; ogni atto, ogni pensiero, fu per piacere a lei; io non posso bandire adesso la sua immagine dal cuore, nè ella lo può; noi ci amiamo di amor disperato, nè vogliamo essere uniti che dentro il sepolcro.»
«No, siatelo in vita: tu l'hai salvata, ella è cosa tua. Bada a quello che fai prima di accettarla,» disse Manfredi sorridendo; «bada, è dono funesto quello che ti faccio.»
«Tra le braccia di Yole cantici celesti mi parranno anche le strida dei dannati.»