«Bel cugino,» parlò sotto voce il Monforte al Conte di Provenza «perchè il Cavaliere del fulmine….» E il rimanente gli disse in modo che nessuno dei Baroni quivi ragunati lo intendesse. Carlo parve sdegnato, e negò assoluto: insistendo il Monforte, lasciava piegarsi, e rispondeva: «Fa, cugino, quello che vuoi; ma guarda che sia degno di portarle:—certo egli è un molto terribile cavaliere.»

«Lasciate fare, io troverò il vostro uomo, cuore di ferro, testa di nuvolo.» E tale discorrendo il Monforte si dette a cercare per le file un gentiluomo guascone nominato Sire Arrigo di Cocence, e gli riferiva come al Re, tratto dai suoi tanti meriti, era venuto in pensiero di vestirlo delle sue proprie armi, e farlo condottiero dell'avantiguardia: «io» gli soggiungeva lo scaltrito «avrei potuto contendervi l'onore, ma come grande amico vostro ho voluto lasciarvelo; pensate alla gloria che sta per ridondarne alla vostra famiglia, pensate, sire Arrigo, che di qui innanzi inquarterete nell'arme vostra il fiordaliso di Francia.»

«Grande per vero» rispose il Cavaliere «è la dignità che ci comparte sire Carlo, pure non tale a cui la illustre stirpe dei Visconti di Cocence non sia assuefatta. Vedete, Monforte, questo morso d'oro in campo rosso? ne sapete voi la cagione?»

«Ne udii, sire Arrigo, narrare qualche novella….»

«E che! ignorereste voi forse, sire Monforte, averlo posto Regnault de Cocence per aver tenuto la briglia al Re Clodoveo, che il Signore riposi, dopo la battaglia di Soissons? E queste mani intrecciate in campo d'oro?»

«Sì veramente, Visconte: ma venite, che il Re ne aspetta, e il nemico si avanza.»

«Geffroi Visconte, alfiere dell'Imperatore Carlomagno, che Dio faccia requie alla sua anima, l'ebbe mozze alla battaglia delle Chiuse portando l'Orifiamma; e la fama racconta, che sire Geffroi, senza punto sbigottirsi, la stringesse co' denti, e così la restituisse all'Imperatore, il quale gli disse: o Sire….»

«Già, già,—trovasi nella Storia del Regno, pagina quattromila cento otto; vi mostrerò il luogo; si dice che la scrivesse Arduino…. gran savio maestro Arduino, Visconte,—primo consigliere di Carlomagno, e Diacono di San Remigio.»—E così interrompendolo, e strascinandolo, condusse Monforte il Visconte alla presenza di Carlo, e gli disse: «Ecco il Visconte.»

«Sire Arrigo, tanto di grazia nel nostro aspetto hanno trovato gli alti meriti vostri, che noi siamo venuti nella determinazione» e fece cenno agli scudieri, i quali attorniarono il Visconte, e presero a spogliarlo dell'armatura «di vestirvi della nostra divisa, e preporvi alle prime schiere.»

«Gran mercè, sire Carlo: molto è l'onore che mi fate, nondimeno tale a cui la stirpe dei Cocence si trova da secoli immemorabili assuefatta. Sapete….» (e «tout doucement» disse stizzito agli scudieri, che quasi rabbiosi gli levavano gli arnesi da dosso), «sapete, sire Carlo, la cagione del morso d'oro?»