«Parricida!»—e per lunga ora nessuno ebbe coraggio di schiudere il labbro.—Ricominciava Manfredi: «Sì, non parlare, tu non diresti parola che la coscienza non me l'abbia mille volte ripetuta: nè presumere che la tua lingua laceri quando mi ha lacerato costei…. Se possono i rimorsi espiare le colpe…. oh! tremendo fu il mio peccato, ma senza pari il rimorso. Correva la notte del 13 decembre, giaceva l'Imperatore ammalato…. io mi sedeva accanto al suo letto…. la clamide e la corona imperiali, posavano sopra una tavola poco discosto da me…. mi assaliva il Demonio; i miei occhi si affissarono su la corona, pensai al potere, pensai alla conquista…. vidi Re vinti, nazioni debellate ai piè del mio trono…. osservai entro i secoli futuri, ed ogni secolo mi svelava il mio nome luminoso di fama…. più mirava i gioielli che l'adornavano, più mi pareva che splendessero…. stesi le mani per afferrarla…. ahi! le rattenni a mezzo l'atto…. quantunque io mi stessi tra Federigo e il diadema, nondimeno la vita dell'Imperatore stava tra me e la corona; mi si intenebrò l'anima, guardai mio padre,—dormiva,—un lieve alitare accennava la vita…. Togliti, o morte, invocai dal profondo, cotesto avanzo di vita!… Presero ad agitarsi le labbra dell'Imperatore, e a mormorare tra il sonno:—Corrado porterà la corona, ma la mia gloria è Manfredi, la mia mente…. il mio braccio….—Povero padre! una voce mi susurrò nelle viscere,—e mi morsi le labbra in pena dello scellerato pensiero, e la contrizione si espresse con due grosse lacrime che mi sgorgarono sul volto…. Alzai la mano per isvegliarlo…. dormiva così tranquillo! e poi faceva di mestieri a un figlio per non commettere il parricidio che il padre lo guardasse? Non proseguiva.—La testa che può meditare la morte di cui l'ha generata è oggimai degna della scure in questa vita, dell'Inferno in quell'altra.—Il raggio del diadema mi lusingava più feroce di prima, mi vi struggeva dinanzi con ineffabile spasimo…. dopo un'ora di meditazione, il parricidio non mi parve tanto spaventevole…. la gloria e il potere mi abbagliavano come due Soli…. il misfatto appariva a guisa di un piccolo nuvolo per un cielo da per tutto sereno…. Dio non vidi, perchè indurato era il mio cuore…. vinceva il Demonio…. solo il sangue del padre su le mie mani rappreso…. l'estremo anelito…. il guardo, oh! il guardo del morente mi tratteneva. In questa intendeva nuovamente ripetere il mio nome: ben quella voce valeva a rompere l'orribile proponimento…. ormai giù nel precipizio della infamia, non volli ascoltare parola che mi rimuovesse…. stesi senza pensarvi la mano, ed ella si posò su la bocca paterna…. impedito nella respirazione, l'aere uscì a guisa di gemito soppresso…. voltai la faccia…. balenò un pensiero traverso il mio cervello, e tornò nell'Inferno…. se l'origliere, sul quale posa la testa dell'Imperatore, gli posasse sopra la testa…. non sangue…. non isguardo…. Balzai dalla sedia…. tremavano le gambe…. tremavano le braccia…. grondava sudore…. tutto il mio corpo era delitto…. m'abbandonava sul letto…. strappo di sotto l'origliere…. e…. e percuotendolo nel volto…. mi inginocchio sopra di quello…. io…. Manfredi…. consumo il parricidio…. e le mie membra si atteggiano in sembianza di colui che scongiura l'Eterno.»
Manfredi vinto dalla fiera memoria si abbandona sì come spasimato; poco ormai gli rimaneva di vita, e pure lo affanno più profondo che avesse sofferto doveva amareggiargli quelle ultime ore: stendeva, appena rinvenuto, brancolando le mani, nè occorrendo nell'oggetto che ricercava proruppe: «Ahi! che s'è fuggito il Frate…. lo ha cacciato il racconto….»
«Non mossi membro, non ho mutato fianco, Re;» di una voce soffocata risponde il confessore.
«Non hai sentito drizzarti i capelli su la fronte?»
«Prosegui ad accusare i tuoi maggiori delitti….»
«Maggiori! Non ti fa fremere, Frate, il parricidio?»
«Il mondo non ha reato che valga a illanguidire un momento, o ad accelerare i moti del mio polso… confessa… confessa.»
«Te non nudrirono dunque i precetti del Vangelo? Non accusa a Frate le sue colpe Manfredi?»
«Anima innocente venni tra gli uomini, si compiacque la madre del gentile portato, incessanti suonarono le grazie di mio padre pel virtuoso figliuolo; amai nell'aurora avventurosa dei miei giorni ogni oggetto creato, il buono perchè buono, il malvagio perchè poteva diventare buono; mi avvelenava un codardo la vita, sul cammino della perdizione mi spingeva,—io l'ho percorso:—la tua confessione non poteva ascoltarla, che un demonio, e tu, Re, mi rendesti demonio….»
«Le tue parole…. il furore….»