«Fui Manfredi, ora sono un uomo che muore; oh! se prima di passare al tribunale di Dio, tu in carità, santo Frate, volessi….»
«Parla, Re della terra, io godo in ascoltarti.»
«Il cielo dunque mi ti ha mandato…. ma non chiamarmi Re; la corona che io assunsi col misfatto, l'Eterno me l'ha tolta con la morte. Vuoi tu udire la mia confessione?»
«È il mio ministero: pure come speri placare la giustizia?…»
«Intesi sovente che il maggiore peccato commesso da Caino fu diffidare della misericordia…. lascia a cui può la cura di perdonarmi, tu porgi l'orecchio…. ti condurrò nell'amarezza dell'anima mia per tutti i miei anni, accuserò al tuo cospetto le mie colpe, e tu mi rimetterai la empietà del peccato.»
Il Frate si pose a sedere sopra la terra, lo segnò della mano, susurrò un'orazione, e gli diceva: «Parla, Re,—io sono parato.»
«Padre mio, Padre mio, io sto per accusarmi di un delitto che il cuore mi scoppia a pensarci.»
«Abbi costanza: così tosto diffidi?»
«No, spero. Dalle mie mani fu versato quel sangue, sul quale adesso sdrucciolando giaccio per sempre; il mio trono grave di una morte nefanda m'è rovinato sul capo, e meco infrange la mia famiglia…. Vedi, e fremi, Frate, ma non fuggirmi in nome di Dio…. vedi in Manfredi l'assassino dell'imperatore Federigo….»
«Tu parricida!…»