«Che San Germano vi aiuti!» rispose un uomo di sembianze piuttosto dure, di aspetto vigoroso, tutto coperto di piastre e maglie di ferro, come usavano portare gli uomini d'arme del Re Manfredi; «buona guardia, Rogiero.»
«Oh! siete voi, Roberto?» disse Rogiero riconoscendo la voce; «qual diavolo vi porta in questi luoghi a questa ora?»
«Voi stesso.»
«Gran mercè alla cortesia vostra, Roberto; un amico qual siete voi giunge opportuno a tutte le ore, specialmente poi a quelle della guardia.»
«Rogiero, io ho le molte cose a dirvi.»
«Ed io, come vedete, luogo e pazienza da ascoltarle; parlate,»—disse Rogiero, facendo aspetto di non volere porgere grande attenzione a quello che stava per dirgli l'uomo di arme, e continuando a passeggiare.
«Giovane!» parlò cupamente Roberto, ponendosi a sedere, «io posso con una sola parola rendervi immobile per più lungo tempo che voi non vorreste: però accostatevi, sedetemi qui a canto, e sopra tutto parliamo basso, che nessuno ci senta.»
Rogiero non sapendo il perchè, senza alcuna cosa rispondere, obbediva; l'uomo di arme continuava così: «Rogiero, avete voi ripensato a quello, che nel mese scorso vi predisse l'astrologo saracino Ben Hussein?»
«Santa Rosalia! Codeste sono vanità; io le ho affatto dimenticate.»
«Se voi le credevate vanità, perchè le avete ascoltate? Voi avete interrogato le stelle, ed esse vi hanno risposto la verità; voi l'avete dimenticata, ma vi è tale che la rammenta per voi.»