Dopo queste parole il Conte di Caserta accennò ad Anselmo di andare.

Questi, curvata la persona in atto ossequioso, partiva.

CAPITOLO QUINTO.

INGANNO.

Ne diè Natura, è vero,
La lingua perchè serva
A palesar del cuor gli occulti sensi;
Ma l'artificio uman così l'adopra,
Che non gli manifesta, anzi gli asconde;
E ben io so ch'è folle
Chi mirar crede entro la voce l'alma.
CLEOPATRA, tragedia del Cardinale
Delfino Patriarca d'Aquileia
.

E se la vita fu bene, perchè mai ci vien tolta?—E se la vita fu male, perchè mai n'è stata concessa?—Oh! l'ora della morte travaglia d'ineffabile angoscia. Io, che, per felice disposizione della natura, posso senza dolore e senza gioia guardare la contesa della distruzione e della esistenza, ho considerato l'uomo spento col ferro: egli aveva i capelli ritti…. le pupille terribili…. la bocca in atto di profferire una minaccia…. tutte le membra disposte a disperata difesa. Ho considerato l'uomo spento coll'arme da fuoco: i suoi occhi erano languidi…. il volto abbattuto, come quello dello estenuato da lungo patire. Finalmente ho considerato la forza della malattia mortale sul giovane, e sul provetto: in quello la vita lottò con vigore proporzionato alle sue forze, e gli ultimi suoi istanti furono atrocemente dolorosi; in questo, di cui l'alito avrebbe a mala pena potuto muovere una piuma, e appannare il cristallo accostatogli alla bocca, la morte parve imperversare meno furiosa, anzi calare lieve lieve la mano ghiacciata a stringergli il cuore.—Ma e nello spento per ferro, e nello spento per fuoco, nel giovane, e nel vecchio…. in tutti ho osservato il gravoso affannarsi dell'agonia…. il ravvolgersi degli occhi desiderosi della luce…. il brivido celerissimo a fiore di pelle precursore della cessazione del moto…. la grossa lagrima distillata dal cervello gocciare giù per la pallida guancia…. tutte le membra contrarsi…. raccogliere coll'ultimo anelito in un sul punto la vita, e…. con un sospiro il cuore ha cessato di battere: l'eterna immobilità inceppa le fibre:—l'uomo diventò tutto materia?—Oh! è amaro, è amaro il punto della distruzione della vita.

E pure più amaro parve a Rogiero quello in cui, ascoltando i passi di persona che si dirigeva alla sua volta, e la voce che di mano in mano si approssimava, fu costretto di sciogliersi dalle braccia di colei che tanto aveva amato senza speranza…. Dio eterno! Era la di lei fronte ghiacciata…. le membra irrigidite; nè di per sè stessa poteva reggersi in piedi:—e la bocca? Un alito leggerissimo annunziava la vita.—Le voci e i passi si fanno ad ogni momento più vicini.—L'adagerà Rogiero su l'erba del prato, o la sosterrà sempre stringendosela al seno? Veramente sarebbe la forte prova di amore abbandonarla così fuori di sè a persona sconosciuta! Ma l'averla tra le braccia è misfatto.—Nè la infamia del misfatto, nè il dolore della pena ricuserebbe Rogiero, purchè gli fosse concesso riporla nelle mani delle sue damigelle, o di sua madre.—All'improvviso la sua mente, più che dai molti anni, ammaestrata dalle molte scelleratezze degli uomini, ricorre al pensiero, che invidiato si solleva il bel giglio; vede il rettile schifoso anelante di contaminare quella intemerata candidezza; ode il malignare della razza del fango; un senso generoso lo esalta; vince la presente passione, adagia Yole sul terreno, china verso di lei i suoi sguardi, giunge le mani, si volge al cielo, e fugge senza mandare un sospiro.

Certo, non si vuole dubitare, che in ogni caso quell'addio sarebbe stato muto, perchè la passione loro non era da esprimersi con parole; pure se Yole fosse stata in sè, avrebbe veduto un tale sguardo, che poi invano avrebbe tentato di cancellare dalla memoria; uno sguardo che svelava il desiderio di cose che l'uomo non può conseguire, l'irremovibile giuramento di non declinare per casi o per tempi dalla stabilita proposta, e la coscienza di vivere senza speranza, e senza speranza morire. Fu senza dubbio nasconderle quel guardo profonda pietà: egli avrebbe accelerata la perdita della ragione, alla quale la misera era condannata fino dal suo nascimento.

Intanto Rogiero, ripostosi a guardia sotto la volta, non poteva condurre lo intelletto a meditare sopra i casi avvenuti, però che il cuore avvolgendosi per le memorie di quelli amava commettersi allo impeto delle sensazioni.

In questo modo dimorando, intese il romore di un passo che pareva avvicinarsegli; porse l'orecchio, e allorchè fu tempo domandò ad alta voce: «Chi è che passa?»