«No…. adesso è impossibile; fermatevi qui, Roberto, finchè la mia guardia sia finita…. poco più manca a finirla,… altrimenti non potrei senza mancare al mio Re, e dare sospetto di tradimento.»

«Sospetto!»—In verità voi dovrete tradirlo: innanzi che passi questa notte, desideroso di vendetta, vi porrete a capo dei traditori di colui che ora custodite dai tradimenti, ed il fine di ogni operazione di vostra vita sarà la morte di Manfredi.»

«Ribaldo! allontanati, o la mia lancia farà conoscenza col tuo sangue: tu vuoi ingannarmi, e tradirmi,—codardo!—Ed io che era già presso a darmi per vinto!… Allontanati.»

«Tradirvi io? ingannarvi io?» senza punto commuoversi soggiunse l'uomo d'arme. «Il bel suggello che siete, per ingannarvi! Giovane, non presumete tanto di voi stesso. L'oscurità, la miseria, il nulla in che giacete, più che l'ingegno vostro vi salvano dall'essere argomento d'inganno. Io ho fornita la mia commissione presso di voi; solo mi piace rammentarvi, che quando si diffida di un uomo, non conviene dirglielo così palese in faccia; poichè i momenti della vita di vostro padre sono numerati…. e in questo punto medesimo è ormai troppo tardi il muoverci.—Buona notte….»

«Fermatevi: in nome del Santo Sepolcro, concedete un momento…. Io non ho da conservare l'onore dei miei maggiori, perchè non appartengo a nessuna famiglia…. non ho che il mio; ma questo mi è caro, come se mi fosse stato trasmesso da Roberto Guiscardo, o da Enrico l'Uccellatore:—ma mio padre muore, dite voi; e se non lo vedo adesso, nol rivedrò mai più, e rimarrò nelle tenebre dentro le quali sono nato…. Ma il mio onore, il mio onore! Roberto, deh! per pietà, non vogliate ingannarmi.»

«Povera anima, sai tu veramente che cosa sia onore, che, cosa infamia?» proruppe Roberto. «Getta uno sguardo su i Baroni della corte di Manfredi; essi sono grandi, perchè i loro padri tradirono Guglielmo il Normanno: i loro figli si manterranno in grandezza nella corte dell'Angioino, perchè tradiranno Manfredi lo Svevo.»

«Ah! questa è dura verità.»

«Ne apprenderete ben altre, Rogiero, nel cammino della vita. Ma or via venite, se volete: affrettandoci, potrete tornare se volete, e, se vi parrà, essere piuttosto schiavo di un tiranno che vendicatore del padre.» E tale dicendo, Roberto camminava.

Rogiero stava tuttavia esitante, ed ora portava i suoi sguardi su l'asta che doveva abbandonare, ora su l'uomo di arme che si allontanava. «E v'è un destino!» finalmente proruppe; «noi tutti governa il destino. Invano ti adopererai tenerti a sinistra, tu ti troverai a destra, se così fu scritto nei cieli; e da che la resistenza non giova, il meglio è lasciarmi ire ciecamente nelle braccia della sorte che governa i miei giorni.» E gittava l'asta, e risoluto come colui ch'era ormai disposto ad affrontare ogni più dura occasione, si pose dietro alla sua scorta, e la raggiunse alla uscita della volta.

«Roberto,» disse Rogiero in andando «avete mai ascoltato la parola di Dio?»