Si schiudeva il cancello.—Il vecchio sentì percuotersi le ginocchia, stese la mano per conoscere che fosse; le sue dita s'incontrarono in una lunga capellatura. «Parmi la testa di un uomo,» disse, e tornò nella consueta sua inerzia…. Ma la sua mano non cadde a penzolare di nuovo, e la sentì costretta a rimanersi in un luogo, scaldare,—bagnare:—fossero lagrime? Porse l'orecchio, e parvegli sentire cosa che da anni e anni non aveva udito più mai,—il singulto del pianto.
La fiamma dello spirito era spenta, pure egli non era divenuto affatto ghiacciato; un leggerissimo colore di rosa pallida gli ricorse su per le guance, e le pupille apparvero per un momento meno appannate di prima.
«Sono lagrime queste?» diceva affannoso. «Io ho consumato da gran tempo le mie. Le ho sparse d'ira, di amore, di tenerezza, di rabbia.—Ora se il Cielo mi ridonasse le lagrime, vorrei spargerle sempre di pietà, perchè il pianto più accetto al Confortatore degli sventurati è quello della pietà, e soave….»
«Non ritirate la mano dal mio capo…. non vogliate lasciarmi sul cammino della vita senza la vostra benedizione!» soffocato dai singulti diceva Rogiero.
Enrico non rispose nulla. Rogiero alzò il volto, e lo vide immobile, come se non avesse inteso le sue parole; gli scosse leggermente la mano, e replicò: «Benedizione! benedizione!»
«Benedizione! benedizione!» rispose Enrico come se fosse stato l'eco; e dopo: «questa è una parola di amore. Gli uomini lassù» ed alzava la mano «l'adoperano piangendo. Il passato trascorre senza séguito per la mia memoria; un alternare di caligine e di luce mi occupa l'intelletto…. ma parmi…. e certo anch'io fui benedetto tra gli uomini.—Io non posso ricordarmelo adesso…. ma fu uno sfinimento d'immensa passione…. Ah! benedisse mio padre questa testa, che aveva macchinato il disegno di levargli la vita!» E qui si dava dei pugni nella fronte, e pregava, e bestemmiava tutto doloroso.
Lo rattenne Rogiero, e gli ripeteva all'orecchio: «E questa benedizione parla per voi; sta il suo perdono al cospetto di Dio, ed ogni peccato vi è stato rimesso.»
«Valcherio! Valcherio! è una spada questa che mi cacciate tra mano?—Forse con la spada alla mano il figlio deve incontrare il seno del suo genitore?—Si addicono coleste parole ad un arcidiacono di Santa Madre Chiesa? Sono parole del demonio…. via…. via, in nome di Dio, non tentarmi.—Il Papa? Sei un mentitore; il Padre dei Fedeli non può volere il parricidio.—Oh! come splende bella quella corona reale…. come superba…. L'ami?—Se l'amo!—Ebbene, ella si conserva per te in Monza dai tuoi leali Milanesi…. ma bada, fra te e quella corona si trammette una vita… si spenga.—Misericordia… misericordia, io sono contrito qui nel profondo…. Che giova? un pensiero cancellerà una colpa? Ma e il suo perdono?—Che giova? L'opera del malvagio può esser mai tolta dalla generosità di un buono? Ma io ho sofferto tanto! Quanto è che soffro?» Qui si frugava d'intorno, e non potendo trovare quello che cercava, soggiunse: «Il tempo ha consumato l'arnese che mi serviva a distinguerlo, ed io vivo ancora! Pure ho detto di perdonare tutto a tutti, anche a Manfredi….»
«Manfredi!…»
«Chi ha nominato Manfredi? Tacete il suo nome per pietà…. piuttosto ponetemi alla tortura…. abbruciatemi gli occhi…. ma non chiamate Manfredi…. egli è un nome che stette lungamente nel mio cuore unito con desiderii di sangue:—ora il giorno della vendetta passò, perciò sopraggiunse quello della morte.—Chi lo avrebbe detto? Il suo sorriso era il sorriso della innocenza, la gioia pura gli scintillava dagli occhi…. le parole soavi…. Lo dicevano tutti il più gentile damigello d'Italia: egli sospiro delle vergini, egli invidia di Trovatori e cavalieri, la gemma più bella del diadema di Federigo.—Il suo volto pareva di angiolo; il suo cuore…. Ah! il suo cuore non ha paragone… il vincolo di cotesta anima a quel corpo fu colpa od errore.—Sete feroce di dominio! Manfredi, hai cinto il serto bramato? Senti, via, come pesa sopra la testa, allorchè invece di gioielli ha la maladizione di un'anima disperata, e la condanna della giustizia di Dio….»