«Tocca a te a gittare, Beltramo; stanno per uno.»

«Per uno! E come è andata questa?—Un momento, Drengotto, gitto i dadi, e torno.»

«La fascia era male messa, e il sangue….»

Beltramo che avea fatto un passo tornò indietro: «il sangue?» ripetè sbadatamente, e soggiunse: «Cagnazzo, tira per me, che ora non posso.»

«Il sangue del mio corpo quasi che tutto fuggì dalle vene lacerate, ed io mi muoio:—vedi!» E si scoperse:—miserabile spettacolo!—diguazzava dentro un lago di sangue.

«Tredici!—Ho vinto!—abbiamo vinto, Beltramo;—cinque ne perdono.»

«Segna al muro, a scanso di liti…. O Vergine gloriosa! Perchè non m'hai chiamato prima, Drengotto?» disse Beltramo, e si affaccendò a rifasciargli la ferita.

«Sta bene!» rispose Drengotto sorridendo «ma fermati, che oggimai tu faresti opera vana.—Io ti ho chiamato per rogare il mio testamento nuncupativo; e voi pure, compagni, accostatevi ed ascoltate le mie ultime disposizioni.»

I masnadieri, che avevano finito il giuoco, e senza il quarto andavano malamente innanzi, sorsero, e ognuno col bicchiere alla mano s'incamminò verso il letto del ferito. Questi, vedutili pronti ad ascoltarlo, incominciò:

«Invocato, etc. etc. Considerando essermi vicina la morte, che forma la conclusione della vita, di mente sanissimo, cioè, come sono stato sempre, lascio da prima l'anima a cui di ragione, e il corpo, poichè non ha pelle che possa giovarvi, tutto intero alla pianura. Item lascio le mie armi e le mie vesti a cui primo le piglierà.—Item il mio danaro a voi altri quattro, onde facciate dirne, o ne diciate voi stessi…. tante partite a zara.—Item a voi, il vino che tengo in serbo nella capanna, perchè possiate passare allegramente questa notte, e la seguente se ve ne avanza….»