«Dunque, come io diceva, Monsignore Conte, alla mattina Guasparrino entrato nella mia camera mi prese per un piede, e mi tirò tanto, ch'io mi svegliai. Oh! siete voi?—Sono, bel compare; alzatevi, ch'è l'alba dei tafani.¹—Oh! che ora fa egli? risposi sbadigliando, e stirandomi le braccia.—È passata terza di un buon pezzo.—Allora mi alzai, salutai la dama, e quando fui per uscire, Guasparrino mi si fece all'orecchio dicendo: Dimani coll'aiuto di Dio vi manderò quel tale uomo a casa.—Che uomo a casa?—Quello della galera.—Ma che avete le traveggole stamane, compar mio?—Come! non vi rammentate della galera che voglio donarvi, e della promessa….—Ah! certamente sì; pensava che fosse stato un sogno: dunque dimani lo aspetto a casa. Ma ditemi, compar mio, saprestemi voi dire che uomo egli sia?»
¹ Proverbio antico che significa mezzogiorno.
«Ed egli?» seguitò Carlo.
«Ed egli mi rispose che non lo sapeva, e che….» Carlo a quel discorso si stimò burlato, e stretta la destra minacciò di percuotere sul viso il Maestro, che alzata la persona fuggì per la scala brontolando: Tête-bleu, Corbleu, ma tra i denti, perchè sapeva Luigi IX di Francia chiamato il Santo avere decretato la pena del taglio della lingua col ferro rovente per tutti quelli che profferissero queste parole.
«Oh vedete un po' che umore arabico è quello dei signori! gli ho detto acconciamente, e con ordine, tutto ciò ch'io ne sapeva, ed in ricompensa per poco non mi ha pestato la faccia: oh, che ingegno bizzarro gli è questo Monsignor Carlo!—Alcuno mi dirà ch'egli ha dei pensieri per la testa;—ma gli ho detto io, ch'entri in questi ginepraj? ci sta egli per me? se la deve rifare con me?»
E così parlando si era accostato ad un vaso, dal quale mesciuto un bicchiere di vino, se lo bevve, chiudendo gli occhi, e a piccoli sorsi: poi, posandolo con rabbia su la tavola, si asciugò col rovescio della mano le labbra, e con un gemito proruppe: «Trangugiamo anche questa!»
Ed il Maestro, aggiunge la cronaca, pareva ombratile fuori di misura, perchè in capo al giorno aveva mestieri di trangugiarne ben molte.
Intanto Carlo, che appena levata la destra si pentì dello atto villano, si ripose a passeggiare, ingegnandosi con ogni modo a fare alzar gli occhi al timoniere; ma sempre indarno: allora prende consiglio di porglisi accanto, e dire in suono che non fosse domanda, e pure richiedesse l'altrui consentimento: «Bel tempo è questo!»
E il timoniere con gli occhi intenti alla bussola non risponde parola.
Carlo d'impetuosa indole dotato, come la più parte dei Francesi
appaiono, non si può più contenere, e direttamente richiede:
«Che partene, timoniere, è egli questo un bel tempo?»