«È vero… ma, in cortesia, perchè quel pennoncello bianco ne cuopre la punta?»

«Perchè vi si conservi vermiglio un sangue, che da più anni vi sta sopra rappreso.»

In questo punto si fece udire il lamento di una remota campana, che suonava per la prece che i Cristiani sogliono nell'ore della notte recitare per le anime dei loro morti: Ghino ne raccolse i tocchi concentrato, come lo annunzio di disastro avvenuto, poi disse a Rogiero: «Bel Cavaliere, vi chiedo perdono se per un momento vi lascio senza compagnia, perchè m'è forza recitare alcune mie orazioni.»

«Che! avreste voi cosa per pregare, o per ringraziare il Cielo?»

«Io nulla chiedo per me; qualunque ventura mi sia mandata, o lieta, o trista, chino la faccia rassegnato: ma io prego per la pace dei miei defunti.»

«E credete voi che possa loro giovare la preghiera dei vivi?»

«Lo credo; e quando anche non giovasse a loro, varrebbe per rammentarli a me. Un padre ucciso a tradimento vuolsi richiamare alla memoria almeno una volta al dì.»

«Dite il vero; io pregherò con voi, benchè per rammentare la morte di mio padre non reputi necessaria la preghiera.»

«Voi pure lo piangete defunto!»

«E ucciso co' maggiori tormenti che possano immaginarsi da mente infernale.»