«De profundis clamavi» disse Ghino inginocchiandosi innanzi una immagine, ove molto ferventemente per lungo tempo orò, tenendo celato il volto nelle mani. Quando si rilevò, i suoi occhi apparvero lagrimosi, ma la passione che gli aveva sforzati al pianto era ormai trapassata: allo improvviso, come se la preghiera fosse stata una parentesi, tornando sopra l'ultimo discorso domandò a Rogiero: «Lo avete voi vendicato?»
«No.»
«Me ne duole.»
«Nell'anno che viene, se mai ci sarà dato incontrarci su la terra, spero che potrò rispondervi in altra maniera.»
«Amen, bel Cavaliere.»
Sebbene i nostri eroi non sieno affamati quanto quelli di Omero¹ per doverli, come egli ha fatto, mettere tre volte a cena in una stessa sera, nondimeno, od ora o poi, convien pure che ce li poniamo. Ghino, imbandita la mensa, porse da lavarsi a Rogiero, ed egli ancora data acqua alle mani gli si assise di faccia. Le vivande non furono molte, nè ricercate; una grù arrostita fino dalla mattina bastò a saziare ambedue. Se ad alcuno dei nostri lettori non piacesse il cibo, incolpi i tempi dei quali trattiamo. Il mondo da quel giorno in poi procede assai variato in tutte le cose, tanto piccole, come grandi: i falconi, gli sparvieri, i moscadi, e simili, tennero in gran pregio, ed imbandirono su la mensa dei grandi signori; ora gli spregierebbe il più vile accattone che abbia mai limosinato per amore di Dio. Quello che merita andare osservato si è, che tutte le generazioni si accordarono nel diletto di tracannare del vino, cosa che fa meno il suo elogio quanto quello degli uomini, i quali hanno sempre amato di stolti diventare ubriachi, e viceversa per omnia sæcula sæculorum.
¹ Ulisse e Diomede sono gli eroi omerici che fanno mostra di tanto appetito nel 9 e 10 dell'Iliade.
Mentre così sedevano a mensa, Rogiero venne in un pensiero, e tanto vi si internò, che dimenticando il mangiare rimase immobile: Ghino, poichè lungamente stette a considerarlo, ruppe alla fine il silenzio, e favellò: «Bel Cavaliere, se la mia domanda non vi riesce indiscreta, vorrestemi dire a che pensate con sì grande attenzione?»
«Messer Ghino,» rispose Rogiero esitando «molto volentieri vi compiacerei della richiesta, se non temessi divenirvi importuno.»
«Non vi rimanete per questo; dite pure francamente, che nessuna cosa può derivare da voi, che molto non sia per piacermi.»