«Ouf! Senti, famiglio, tu sai quanto sia il credito di casa Massimi, in ispezie pel suo parentado con la clarissima casa Colonna, e tu mi pari garzone troppo...»
«Eccellenza! garzone io? Traverso il buco della chiave vi servono male gli occhi; io ho sessanta anni suonati...»
«Ciò non monta, famiglio; io posso farti favore se ti preme avanzarti di ufficio.»
«A me non preme altro, che riscuotere i millecentonovantasei ducati e baiocchi quindici...»
«E non si potrebbe risparmiarne almeno cento, e più... vedi un po' se ti riesce...»
«Me li date, o non me li date...?»
«Via, anche sei...»
«Famigli, atterrate la porta.»
«Al diavolo te e la tua infame schiatta, brutto Giuda Scariotte: statevi indietro se la vita vi preme, che or ora vi pagherò.»
Quindi a breve si schiudeva a mala pena la porta, e ne usciva una mano scarna, che agguantava un sacco di moneta; e questo in gran fretta rovesciato si ritirava la mano come lampo, si chiudeva la porta con impeto, e si udiva per dieci minuti il cigolio di catenacci, paletti e bracciòli. — In una parola, il diavolo dell'avarizia aveva preso possesso dell'anima sua.