«Andate via.... lasciatemi morire solo.... Taddeo, chiudi le cantere... portami le chiavi...»
«Prendete presto una cucchiarata di questo elisirvite se non volete tornare a svenirvi.»
E fattosi dare un cucchiaro pieno di acqua vi gettò dentro quattro gocce o sei di liquore da una delle caraffine dello astuccio, e l'acqua ribollì fremendo, e fiammeggiò come se fosse fuoco. Don Marcantonio vedendosi accostare il cucchiaro alla bocca lo allontanò rabbioso, dicendo con amaro sogghigno:
«Don Luca, don Luca! E sì.... e sì che dovrebbe bastarvi quello che avete fatto fin qui...»
«E che ho fatto io?» — rispose don Luca spaventato.
«Voi? Siete presso a colmare la misura d'iniquità, che vi è stata assegnata per vostro compito.»
Don Luca allora trangugiò il liquore che aveva mesciuto pel suo fratello: poi favellò pacato le seguenti parole:
«Vedete, io l'ho bevuto; volete che io ne mesca un'altra cucchiarata per voi? La sincope sta per ripigliarvi... io vi assicuro che vi ristorerà...»
«Ebbene, mescete,» — rispose don Marcantonio; e bevve senza sospetto.
Di vero tanta parve esercitare virtù lo elisirvite di don Luca, che indi a breve don Marcantonio si levò in piedi e ci accomiatò con pessimo garbo, tenendo di occhio alle nostre mani; nè di ciò contento, quando fui per uscire me lo agguantò di forza, e aprendomi le dita mi disse;