Lasci dire, che alla fine si quieteranno. L'accusa di avverso alla religione è ignoranza, o ribalderia. Pochi, io credo, sentono la religione come me; certo non religione di Preti, tutto altro, bensì la religione di Gesù Cristo Salvatore; tentano confondere il personaggio del Cenci coll'Autore; il Cenci fu iniquo due volte il doppio di quello, che dico io; degna la morte alla infame sua vita; e mi pare, che veruno al mondo poteva esporlo alla esecrazione pubblica come ho fatto io; e Beatrice, ch'è protagonista del libro, e donna Lucrezia, e Bernardino, e Virgilio santissimi tutti perchè non li contano? Ma il libro, e la sua morale, non si devono giudicare dal linguaggio dei personaggi, bensì dalle considerazioni dello Autore. E Cenci non è nuovo a Firenze; vi è un Cenci di Shelley tradotto dal Niccolini, e stampato fra le sue opere dal Lemonnier; leggano e confrontino. So della persecuzione, che incontra; doveva essere. Ebbene, se vogliono battaglia, sono pronto a sostenerla: certo contro quegli abietti, che hanno reso nome di orrore la giustizia, ed atterrato questa colonna santissima su cui appoggiavasi la società, guerra sempre, finchè non sieno smascherati, e costretti a nascondersi per la vergogna. Anzi, trattateli bene questi scellerati; essi vorrebbero mangiare in pace, tranquilli, e per di più onorati, la infamia propria, e il sudore del popolo. Io li ringrazio di provocarmi, li attaccherò al palo, e ve li freccerò come fecero a San Bastiano. Se quelli che si avvisano a dire: fate piano, sapessero quattro anni e un terzo di prigione, che sia, e la salute rovinata, e le convulsioni e l'epilessia, e la rabbia di quella sbarazzinesca impudenza, e il sentirsi venduto dalla plebea viltà di otto o dieci mascalzoni... ma lascio, perchè mi viene il sangue al capo. — Fin qui non mi è capitato occasione di mandare il foglio alla Sig. Ersilia, e le quarantine durano. Qua continuiamo sempre senza cholera, e questo è il meglio. Giorni sereni per me squallidi e non per me, ma per la miseria della Patria, e dei miseri emigrati. Parecchi si ammazzano per disperazione, altri s'ingaggiano nella legione straniera, ch'è una morte più lunga. Povero.... povero... sangue, e Dio ne chiederà conto a cui n'è colpa, e con Dio fraude nè forza valgono. Saluti caramente la consorte, e le figlie; ella, o le donne non intromettete scrivermi, e come vi ho detto, di tutto, e su tutto, perchè anche una lucciola fa lume. Mi continui la sua cara amicizia, e mi creda sempre

Aff:o Amico
D. Guerrazzi.

A Emilia Bertelli

Carissima Sig. Emilia

Mi è stata sommamente gradita la carissima sua del 20 del passato mese, dalla quale sento le nuove sue, e di tutti di casa. Tanto la salute è buona, e se il Babbo ha ritrovato, povero uomo, un po' di calma, anche questo è benefizio di cui abbiamo a ringraziare Dio. Non so com'ella dica, che non hanno festeggiato il giorno onomastico della Mamma, se la sorella sua la presentò di versi, ed ella di un lavoro all'acquerello? nè meglio per loro, nè più giocondamente per la Sig. Teresa, potevano solennizzarlo, che presentandola di tali nobili frutti dello ingegno: quello che tutti possono fare, come un pranzo, poco è da pregiarsi. Festeggino sempre così le solennità domestiche, che le festeggeranno bene.

Se là tempesta, qua rovina; miseria crescente, e caro orribile di ogni cosa; il cholera cessò da molto tempo, e, quando apparve, appena si fece sentire, grazie alla eccellenza di questo clima; ma la città è desolata, a cagione delle famiglie, che hanno i loro congiunti alla guerra, e sono moltissime, però che i Corsi amino il mestiere delle armi, reputandolo scala da salirsi presto, e spesso s'ingannano.

Qui s'insinuarono i Gesuiti, e si dimenano quanto il diavolo nella pila dell'acqua benedetta per fare proseliti, ma invano. Giorni sono bandirono gran festa per quaranta martiri di loro; prediche, mortaletti, un quadro sterminato tinto in tre giorni, ed esposto come il gabbamondo dei teatri diurni, messa, fanfara.... raccolsero quattro franchi e dieci soldi: condannati nelle spese! È inutile, per essi è finita; rassomigliano al

«Quatriduano Lazaro, che pute.»

Spero, che se ne andranno con le trombe nel sacco, perchè, dove non si guadagna, lasciano la presa.

Saluti tutti in casa, anche per parte dei nepoti e di Maria, ed ella mi abbia sempre