Carissima Sig. Ersilia
Appena mi capiterà la occasione di spedirle un foglio, che non tocchi quarantina, avrà quanto ella, e l'amica sua desidera, non nuovo ma accomodato al soggetto; dacchè anche gli Album possono spargere buon seme, e il come lo dirà lo scritto. Non ho anco ricevuto la Beatrice. Io non l'ho potuta correggere, e temo vi sieno errori non pochi. Si emenderanno in altra edizione, se ciò fosse accaduto. Sento, che Pappà la legge, ella pure la leggerà: il vostro parere non chiedo, tanto mi procedete parziali, che parrebbe accattare lodi. No, senta quello, che la gente ne dice in pro, e contra, e si compiaccia trascrivermelo, onde io ne faccia, se merita, mio prò. — Conforto lei, e tutti a scrivermi le cose del paese; voi avete tempo per farlo, ed io m'illudendo sopra lo esilio penso così starmi in casa. Quando ritornerò, e ritornerò mai? Questo Dio solo sa. Intanto compie l'anno della mia partenza. Certo è amaro lo esilio, ma non è dolce starci in casa come state voi, e questo pensiero, invece di sollevare, accresce le noie. Sento però, che i privilegiati vivono contenti, e ai bagni si balla in allegria, mentre in città si muore di colera, e di miseria. Questo non mi maraviglia; dev'essere così, gli schiavi a catena non ponno avere i sensi degli Scipioni. Eppure la parte sana avrebbe da usare il disprezzo, arme non proibita, e che pure fa le più profonde ferite. Dicano quello, che vogliono: la Patria sta in mano delle donne; queste non possono difenderla con le armi, ma creano, ed allevano le braccia, e i cuori bastanti a ciò. Saluti a tutti in casa, e fuori agli amici se me ne rimangono, e se si ricordano di me.
F. D. Guerrazzi.
Set. 1854
Carissima Sig. Ersilia
Se prima non adempii la promessa, e' fu per difetto di occasioni di mandarle la lettera. Se l'amica avrà cuore di mettere nel suo Album la pagina scritta, non mi dorrà di avere sprecato il tempo in queste baggianate. A un patto solo è sopportabile l'Album, ed è, che contenga quello, che io dico. E, quando sia cosi, non solo non fu grave, ma avrò caro contribuirvi. — Mi scriva, mi parli di lei, della mamma, del babbo, della sorella, di tutti, e di tutto. Ha letto la Beatrice? Morta o viva, è suo destino capitare in mano dei carnefici, e degli sbirri, e di Valentino Turco. Ch'effetto le ha fatto? Che ne dicono? Crucifige, plagas. La scotta, e la dicono eretica; ma non è cosi, frusta, e smaschera cotesti formicoloni del diavolo. O che credevano, che mi volessi ingoiare l'ergastolo come un sorbetto? Hanno finito essi: ora incomincio io. Una volta per uno, ed io non mi rimarrò finchè non gli abbia schiacciati come scorpioni. Addio.
Affezionatissimo
D. Guerrazzi.
A Ferdinando Bertelli
Bastia 17 Set. 1854
Caro Amico