Bastia, 30 ottobre 1855.

Aff. Am.
F. D. Guerrazzi.

A Ferdinando Bertelli

Bastia, 29 9mbre 1855.

Cariss.o Amico

Sempre care mi arrivano le notizie sue, e di casa: vorrei fossero migliori quelle della Ersilia, e penso, che la risanerebbe, qualora per parecchio tempo stèsse lontana dalla città su le rive del mare, o su l'alto di una montagna, mutando affatto genere di vita: bisogna pensarci.

Qua il cholera procede con molta severità, ci ha portato via parecchi conoscenti, e le donne in casa stanno di mala voglia; ma ormai partirci è dannoso quanto il rimanere; e bisogna far muso duro alla fortuna; sarà quello che sarà, e poi io mi governo un po' a uso Turco: era destinato!

Tempi mai più visti, piagge sformate, piani straripati, monti franati, ogni cosa per la peggio. Fame, miseria, orrori: e tutto questo a cagione della profezia: l'empire c'est la paix!

Della guerra niente; buttano fuori bolle di pace, ma non c'è da crederci. La Russia vuole rifarsi; certo ella sta su le spine, ma nè gli Alleati riposano su le rose. La guerra andrà per le lunghe, e si strazieranno, finchè l'Austria e la Prussia non ci entrino di mezzo. La Inghilterra già ci ha guadagnato!

Nè a noi sento meglio. Grande insegnamento sarebbe questo, che tanta mole di danni deriva dall'avere o con frode o con violenza rapito le libertà oneste ai popoli: ma sì, egli è un predicare alle rondini.