Sento dalla cara sua, nuove non buone, e mi duole non potergliene cambiare con buone; ancora io mi sento infermo di spirito e di corpo; ma, risoluto non lasciarmi abbattere, con lo aiuto di Dio supererò anche le presenti traversie. Siccome vivo romito, non so dirle niente del mondo per ora basta vivere. Mi rincresce che il capo doloroso non mi permetta trattenermi di più con la sua cara compagnia. Si distragga, faccia viso tosto alla fortuna, e viverà.
I miei augurii sinceri al Babbo, alla signora Teresa, a lei, e alla sorella, e si ricordino di me.
Affezionatissimo amico
D. Guerrazzi.
Carissima Signora Ersilia[16]
Dopo molte inaspettate vicende, e pericoli non mediocri, arrivo qui in Genova, e vi ricevo sue lettere. Sento che la malattia non vuole lasciare ancora casa sua, ma, via, con un po' di cura, ne verrà a capo. In procinto di partire per Torino, non posso come vorrei scriverle più a lungo. Quando mi risponderà, mandi secondo il solito la lettera al Dott. Mangini. Saluti a tutti, e desideri di meglio.
Affezionatissimo amico
Guerrazzi.
A Ferdinando Bertelli
Carissimo amico
Sento con piacere che la sua salute non va di peggio, e vo' sperare, che questa volta Livorno le gioverà assaissimo. Le donne poi col mare si rimettono come fiori, e pare che sentano come Venere nacque dal mare. La cagione del mio silenzio, avrà veduto, se legge il Diritto: lì scrivo; lì stampo i discorsi alla Camera.
E' pare che non abbiano smesso il vezzo delle pantraccole laggiù. Io non sono amico, anzi avversario aperto del ministro Cavour; però non ho mancato dargli ragguagli, e consigli sul mio paese; ahimè! indarno. La marea monta, e per colpa dei vili quanto inetti moderati un'altra stella sorge in Italia, che temo forte non iscombussoli ogni nostro concetto.