Mi sono arrivati davvero grati i suoi caratteri, imperciocchè appunto con Maria temeva quello che trovo essere arrivato, cioè che la salute vostra non era buona. Ora la sento migliorata; io ve l'ho detto, e ve lo ripeto, bisogna mutare abitudini di vita, nutrimento e in campagna; in campagna, e latte, erba, e pollo; in meno di sei mesi tornate sani come lasche.
Seppi le insanie scellerate dei Fiorentini. Svergognati! meritano l'ira di Dio, e il disprezzo degli uomini. Se non poteva trattenerli il rispetto all'affanno di tanti esuli italiani in terre remote a stentare la vita con la speranza, che i rimasti a casa pensino a loro, e li compassionino, nè l'amarezza della perduta libertà, nè la memoria di tanti traditi morti sul campo, nè dei trucidati nelle città, nè delle bastonate tedesche, nè i lutti recenti del cholera, almeno, anime squarquoie, doveva frenarli il senso della miseria presente, e la minaccia della disperazione futura. O per chi, per chi, per chi, ci siamo sagrificati noi! È una schifezza, che supera ogni credenza. E in Livorno come a Firenze; a Roma e a Napoli eziandio, crogiolano nella servitù. Ci stieno: a me che importa? nulla. Arlecchino mangiava le saponette a colazione. Forse adesso si vergognano molti, per tornare a far peggio domani. Ora i Predicatori. Le cause vinte hanno torto, e a lungo andare non piacciono a Dio, agli uomini, e alle donne meno. Saluti a tutti in casa, la Mamma, il Babbo, e l'Emilia.
Affezionatissimo
D. Guerrazzi.
P. S. Mi vorrebbe essere cortese a levare dalla sopraccarta Avvocato? La Corte di Firenze me lo ha levato, e a me non par vero obbedirla. Domenico Guerrazzi basta.
Carissima Signora Ersilia
Mi è riuscito oltremodo spiacevole udire le male nuove della salute del Pappà. Per guarire dalle malattie intestinali bisogna mutare aria, non c'è rimedio. Quando il corpo si vizia lentamente sotto una temperie, nessuno speri guarire se non n'esperimenta una diversa. Comprendo quanto è critica la condizione di lei, ma ormai è forza sostenerla con fermezza, dacchè non so cosa giovi innaffiarsi lo viscere di bile. Triste è il caso, ma non degli irrimediabili. O io mi dovrei dare al diavolo, che mi trovo in esilio dalla terra, che amo, senza amici, senza colloqui intimi, di cui neanche in prigione era privo. Nipoti ho bene, ma giovani, e non devono starsi ad annoiarsi meco; ogni età ha i suoi piaceri: spesso mi trovo di faccia a Maria, zitti come olio, ella col gatto in collo, io co' cani fra le gambe. Abbiamo giorni procellosi, e tristi. Speriamo bene. Tanti saluti a tutti di casa, ed ella mi abbia sempre
Per suo affezionatissimo amico
D. Guerrazzi.
Carissima Signora
Le sue lettere mi giungono oltremodo gradite, molto più che non cessano, mentre le altre illanguidiscono. Così è, i miei amici di Firenze, o distratti da altre cure, o, come credo, piuttosto in virtù della sentenza, che uomo bandito è mezzo morto, a mano a mano si dimenticano di me. Questo è amaro a sopportarsi, ma, la Dio mercè, sortii un cuore capace da contenere questi, e bene altri dolori. Le passioni umane conosco tutte, e so compatirle; i lagni non valgono, e poi palesano debolezza: l'uomo non può essere diverso da quello che è.
Qui non abbiamo cholera, e, se caso mai, o vaghezza o necessità vi persuadesse ad allontanarvi da Firenze, ricordi all'ottimo Padre suo come qua vi siano le acque di Orezza, portentose veramente alle infermità dei visceri. Dal continente vengono a curarsi i malati di stomaco, fegato, intestini, e gran copia di quest'acqua va all'estero. L'avverto, e le confermo, che il passaggio da Livorno in una bella notte si fa in 5 ore, ed in meno.