«Ogni uomo se la intende colla sua coscienza, io con la mia; e questa, o principe, se ne sta tranquilla nella fiducia di operare il bene della sua patria.»
«La carità di Erode, il quale mandava i pargoli in paradiso prima che peccassero![137]»
«Principe!»
«Commessario! — Io, vedete, per volontà e per obbligo sono soldato fedele di Sua Maestà Imperiale, e non pertanto uso liberamente la lingua. Abbiatelo in buona o in mala parte, vi dico che con quel vostro ingegno riuscirete ad ingannare tutti, — tranne la coscienza; — pensate al fine; — io non vidi mai traditori capitare a buon porto. L'esempio del contestabile di Borbone vi stia sugli occhi.»
E la coscienza, che pur testè vantava pura il Valori, tale gli dava acerbissimo morso in quel punto ch'ei ne rimase per molte settimane dolente, e con sentenza che non concede appello gli ordinava: Taci, ribaldo! — E Baccio taceva pensoso del futuro.
Poc'oltre a man destra del principe, immobile come pietra, sta Giovanni Bandino; il volto tiene e gli sguardi tesi verso Firenze. Dalla fronte pallida gli piovono grosse gocce di sudore; — paiono lagrime piante sopra di lui da occhi invisibili: trema forte e non proferisce parola. In campo lo spregiavano e temevano; — ma egli fuggendo ogni umano consorzio non dava luogo alle offese: — quando negli scontri di guerra vedeva bestialmente inferocire i soldati e fatti ciechi per ira, egli, scoperto di ogni arme difensiva, si cacciava là dove più spessi cadevano i colpi e gli uomini. La fortuna gli negava la morte; — sovente ebbe dalle palle degli archibusi forato il beretto o la veste, e nondimanco si rimase illeso. All'assalto di Spelle seguitò impassibile fin sotto il muro gli assalitori; fischiavano le palle intorno al suo capo, rovinarono corpi di uccisi o sconciamente mutilati, ed egli pareva nulla vedesse od ascoltasse; quando un colpo di sagro percotendo a mezzo il petto Giovanni da Urbino, tra quanti erano prodi nello esercito, valorosissimo, lo balestrò sfracellato ai suoi piedi, egli allora proruppe in altissime risa e balzò al posto dove rimase ucciso l'infelice guerriero; a tutti sembrò il demonio della strage: non perdonava a cui implorasse quartiere, o a chi resistesse; dal capo alle piante spesso appariva sordidato di sangue nemico senza che pure una scalfittura ne versasse del suo. Gli Spagnuoli, secondo l'indole loro superstiziosi, sospettavano fosse ciurmato, ma poi, sapendolo uomo del papa si ricredevano, in seguito nel sospetto si confermavano. Dovunque mostra la faccia cessano i colloquii, la gente si apre in due file per lasciarlo passare, assalita da misterioso ribrezzo. — Immemore dei circostanti, lunga pezza il Bandino dimorò nello stato di fissazione di che scriveva poc'anzi; all'improvviso, stendendo ambe le braccia, con suono angoscioso di voce prorompe:
«O patria mia!»
La quale esclamazione avendo udita monsignore di Orange, la man gli pose sopra la spalla sinistra lo interrogando così:
«E perchè dunque tra i nemici di lei?...»
Si riscuote il Bandino, — guata bieco l'Orange e brontolando fugge via a precipizio.