Scendeva intanto dal monte schiamazzante l'esercito; rotte le ordinanze procede baldanzoso, come chi va al corteo; invano lo richiamano alle insegne i capitani: invano si affaticano a riordinarlo sergenti e caporali; con più rispetto camminano i mercanti per le strade del patrimonio di san Pietro, tanto poteva in lui il sentimento del proprio coraggio e della nostra viltà; e sì, che a Spelle duro intoppo incontrava, ebbe Cortona non per forza di guerra, ma per tradimento; pure la memoria dei soldati poco si profonda, e i fatti d'Arezzo gli avevano inorgogliti. — Va, va, soldato; la valle che vedi, comunque angusta, sopravanza al tuo sepolcro.
Il principe non sapeva scendere dal sommo del monte. Baccio Valori, riappicatasi la maschera del cortegiano per un momento cadutagli dal volto, rideva e motteggiava con certe sue arguzie da rallegrare la brigata.
«Or mi dite, commessario», domanda l'Orange, «cotesta fabbrica immensa sarebbe per avventura Santa Maria del Fiore?»
«Voi l'avete detto, monsignore; ammirate di grazia la cupola del Brunellesco; e' non vi pare proprio voltata dalle mani degli angioli?»
«Fu dunque colà che i Pazzi uccisero Giuliano dei Medici e ferirono Lorenzo?»
«Certo, in quel tempio. Guardate adesso cotesta torre merlata: la fabbricò Arnolfo di Lapo, e soprasta al Palazzo della Signoria.»
«Parmi avere sentito raccontare fosse in cotesta torre sostenuto Cosimo dei Medici in dubbio di perdere il capo, e lo perdeva senza l'aiuto del buffone Farganaccio; non è vero, messer commessario?»
«Vero. Voi, monsignore principe, mi sembrate molto bene informato delle nostre storie...»
«Come no? Io ho voluto partitamente conoscere la stirpe di coloro che difendo e il molto affetto che gli lega ai concittadini loro. — Ditemi, e cotest'altra torre di forma leggiadra, tanto diversa dalle altre, come si chiama ella?»
«La torre di Badia; — la edificò il marchese Ugo insieme con altre ventitre per tutta Toscana, spaventato dalla visione ch'egli ebbe dell'inferno.»