«Il marchese Ugo accompagnò in Italia Ottone imperatore, il quale, supplicato dai Fiorentini, loro concedeva libero reggimento: ora Carlo imperatore, istando i Fiorentini, abolisce la repubblica e fonda assoluto principato. Quando foste più savii e meno tristi, ora od allora, messere commissario?» — E non aspettando la risposta, aggiungeva: «Quell'altra torre come appellate voi?»

«La torre del Bargello...»

.... fuorusciti fiorentini, addita loro la città e favella: «S'io fossi nato là dentro.... la difenderei....» Cap. VIII, pag. 200.

«Se la memoria non m'inganna, nella corte del Bargello fu già mozzata la testa ad uno dei Medici. Messere commessario, sapete voi singolarissimo amore essere quello che tra loro si portano Medici e Fiorentini? i primi anelano stringere i secondi in un amplesso di catene di ferro; i secondi poi, quando possono, i Medici o bandiscono o decollano.»

Baccio Valori stringendosi nelle spalle pensava: o Padre Santo, tu mi sembri proprio il cavallo che implorò l'aiuto dell'uomo per vincere il cervo.

Il principe, mutando all'improvviso sembiante, più contegnoso riprendeva:

«Basta, questo è affare tra voi; per me obbedisco agli ordini di Sua Maestà l'imperatore; — il soldato non deve ricercare tant'oltre; egli grida: Viva la gloria! e si fa ammazzare per quattro soldi al giorno, quando glieli danno... Fiorenza vedremo a vostro bell'agio dentro; ora conviene apparecchiare gli argomenti per prenderla. A noi le carte, a noi i colonnelli.»

E tosto gli apportarono le piante della città e le carte dei luoghi circostanti minutamente e diligentemente disegnate. Le une e le altre gli consegnò papa Clemente, il quale molto tempo innanzi aveva commesso al Tribolo e a Benvenuto della Golpaja un modello di Firenze, ed avutolo, sì l'ebbe caro che finchè visse volle tenerlo nella sua stanza da letto. Il principe, considerate le carte e riscontrando coll'occhio il paese sottoposto, domandò: