«Commessario, è nuova, o antica la fortezza su quel poggio costà...?»
«Ella è il convento e il campanile di San Miniato; credo vi abbia condotto nuove opere attorno a Michelangiolo Buonarroti.»
«Se tali sono i campanili, pensiamo un po' che cosa saranno le fortezze! E poi questo Buonarroti mi occorre dappertutto; vivono forse più uomini in Italia col nome di Michelangiolo Buonarroti?»
«No, principe; poichè Dio si riposò dal creare, a nessun uomo più che a costui concesse il creatore suo spirito; egli fu che dipinse la volta della cappella di papa Sisto, egli scolpì il sepolcro di papa Iulio; egli fonde, egli architetta, egli fortifica, egli filosofa, egli poeteggia, arringa, combatte, egli insomma fa tutto...»
«Dunque non può dirsi iniqua una causa quando la sostiene un tanto uomo. Gravi danni io temo da cotesta fortezza, commessario. — Converrà bombardarla con tutte le artiglierie al fianco... da questo poggio... che si chiama... si chiama...», e guardava sopra la carta.
«Giramonte.»
«Giramonte appunto; e quell'altra torre ch'io vedo là da lontano sorgere sopra le mura a quale ufficio immaginate voi la destinino?»
«Le mura di Fiorenza ab antiquo andavano tutte inghirlandate di torri simili a quella. Nel 1526, quando vivevano incerti sopra le mosse dell'esercito di Borbone, Federigo da Bozzolo e Pietro Navarra vennero per commessione del papa a munire Fiorenza e le abbatterono: come quella una sfuggisse la universale rovina non saprei dirvi.»
«Oh perchè non si fermarono essi agli stipendi della Repubblica! Due architetti come loro mi avrebbero risparmiate venti bombardi, nè avrei mestiero delle artiglierie di Siena o dei marraiuoli di Lucca...»
«Quel Buonarroti mi mette in sospetto più dei Côrsi del Baglioni», osservò Valerio Orsino colonello del papa.