«Ma quale odio lo muove contro Sua Santità?» — interrogava l'Orange.
«Anzi io credo che l'ami...»
«E che maniera d'uomini siete voi altri Italiani? Il Buonarroti ama il papa e si apparecchia a combatterlo?...
«Monsignore, la è piana, se pensate che il Buonarroti più del papa ama la libertà.»
«Sta bene. Or dunque», riprese il principe tenendo un dito sopra la carta e ad ora ad ora sollevando gli occhi, «in questo momento la nostra gente non basta a stringere la città da ogni lato; — circondiamo intanto la sinistra parte, occupiamo tutti questi colli che le fanno semicerchio da oriente a occidente, da porta San Nicolò a porta San Friano. Signor Giovambattista Savello, voi accamperete con la vostra gente costà a Rusciano; voi, signor conte Piermaria, al Gallo; Alessandro Vitelli fatevi forte sul Giramonte; Sciarra Colonna, occuperete il Poggio di Santa Margherita a Montici; Castaldo, Cagnaccio, monsignore Ascalino, alloggiate i vostri colonelli la presso coteste case... che leggo appartenere a messere Francesco Guicciardini. Duca di Malfi, vi condurrete a questo punto chiamata casa Taddei. Pirro Colonna, prendete luogo a casa Barducci; Orsini, a casa Luna. Presso San Giorgio andrà lo strenuissimo marchese del Guasto. I lanzi si accampino sul poggio dei Baroncelli e si distradano fino al monastero del Portico. Gli Spagnuoli si attendino parte sul medesimo colle accanto ai lanzi, parte San Gaggio, parte a San Donato in Scopeto; una banda di quattro mila occupi tutto il piano sotto Marignolle e tutto il Monte Uliveto verso occidente. Voi, messere commessario, dove intendete di porre il quartiere?»
«Io mi starò col contatore Berlinghieri sul poggio nelle case del Vacchia; e voi?»
«Io là sul piano, dov'è maggiore il pericolo, su la piazza del Mercato.»
«Veramente non parmi...»
«Prudente! vorreste dirmi, commessario? il destino dà a cómpito la lana della nostra vita alle parche; e il tuo fato ti giunge, pauroso o audace. — Acerbo bene tu lo avesti, o mio infelice nipote, caduto spento sul fiore della speranza e della vita!»
Dame e cavalieri, le quali ed i quali consumate, che Dio vi perdoni, i vostri begli occhi su queste carte fastidiose che parlano di patria, di sangue, di storie già vecchie e fuori di andazzo, avreste per avventura compreso qualche cosa della maniera in che a prima giunta l'Orange dispose l'assedio? — A dirvi il vero, finchè lo lessi su i libri non vi compresi nulla neppur io; poi trovai la maniera, ed è questa. — Il pellegrino che visita la mia bella Firenze, se lo punge vaghezza di conoscere addentro le cose ch'io narro povero novelliere, sappia trovarsi, non ricordato dalle Guide, dagli Osservatori e libri altri cotali, nel palagio della Signoria un quadro a fresco rappresentante l'assedio di Firenze; — dov'egli lo cerchi, gli occorrerà nelle stanze che chiamano quartiere di Leone X posto a mezzogiorno della sala del Savonarola, e quivi pure ammirerà, se ne ha voglia, un quadro importantissimo al subietto del quale discorso, voglio dire Clemente VII e Carlo V convenuti di amichevole parlamento; esaminato il quadro, si rechi il passeggero su al poggio San Miniato e ascenda il campanile, il quale pur tuttavia conserva le traccie delle palle balestrate contro di lui nell'assedio. Badi però di andarvi su la mattina, che a vespro non consentirebbe il guardiano ad aprirgli la torre, imperciocchè a quell'ora vi sieno rientrati i colombi di monsignore arcivescovo, ai quali, non che il suono delle bombarde, giungerebbe insopportabile l'aspetto comunque pacifico del pellegrino; e allora, rotto il sonno, prorompendo dalle aperture, andrebbero dispersi per la campagna e forse, ahi! tolga Dio tanto danno, ghermiti da mani profane sazierebbe le voglie di palato plebeo. — Così è: cotesto campanile glorioso, il quale difeso da Michelangiolo e da Lupo bombardiere sostenne per tre giorni il fulminare di quattro grossi cannoni dell'esercito imperiale, quel campanile che resse agli urti, sicchè tuttavia si mantiene in testimonio di un tempo che desideriamo molto, speriamo poco vedere rinnovato, adesso è fatto stanza di colombi, che aspettano costà dentro la degnazione di essere acconciamente arrostiti pel pranzo di monsignore arcivescovo, che Dio tenga nella sua santa guardia.