«Dal vostro disegno alla corona d'Italia gran tratto ci corre; e quanto potrebbe accomodarsi col duca forse si guasterebbe col re....»
«Fiorenza intanto è un bel fiore per cominciare la corona italica; al rimanente penseremo poi; nulla vede chi troppo prevede; i tempi e gli eventi dànno consiglio, e da cosa nasce cosa.»
«Udite, Bandino; dacchè avete pensato a tanto, pensaste voi starsi qui in campo Girolamo Morone?»
«Morone! — Me lo rammentereste voi forse, principe, per la proposta uguale che fece al marchese Davalo e pel modo turpe col quale il marchese sè medesimo, Italia e il Morone tradiva? Se me lo rammentate per questo, ricordatevi a vostra posta il Davalo essere morto in condizione privata, sospetto a Cesare, odioso agli Italiani, infame al cospetto del mondo e tenuto in dispregio dal divino intelletto della marchesana sua moglie Vittoria Colonna[141]. Traditemi, se volete; a me piace il supplizio, se a voi piace la infamia.»
«Pace! pace! Dove trascorrete con quel vostro ingegno di fiamma? io voleva avvertirvi che se un giorno quello scaltrissimo Morone si affaticò a ordinare col Pescara che gli Spagnuoli tutti si ammazzassero, oggi, mutato animo, sostiene con ogni sua possa le parti di Cesare.»
«E ciò a che monta? Fors'io vi consiglio a partecipargli il segreto?»
«Ei se lo parteciperà molto bene da sè stesso.»
«E come?»
«O non sapete voi messere Girolamo possedere un anello, o piuttosto un diavolo dentro l'anello il quale le cose più occulte rivela al suo padrone[142]?»
«Ah! non mi aspettava a questo. — Voi dunque credete nel diavolo?»