«Ed io lo conosco?»
«Assai.»
«E si chiama?»
«Filiberto di Chalons, principe di Orange, vicerè di Napoli...»
«Messere Bandino, pensate ch'io sono soldato dell'imperatore, ch'io fui preposto all'esercito per ricondurre i Medici in Fiorenza...»
«Io penso Carlo V desiderare che Fiorenza sia retta da gente a lui amica, non collegata perpetuamente coll'emulo di Francia; se questo spera ottenere co' Medici, con voi l'otterrebbe di certo.»
«E se Carlo si ostinasse a mantenere il trattato con Clemente?»
«Sarebbe la prima volta che un principe si ostina a mantenere la sua fede. E poi l'imperatore per ora altre faccende ha sulle braccia. In ogni caso, il vostro esercito conosce voi soltanto, e Fiorenza ha danaro per mantenerlo in guerra.»
«E ai Medici pensaste, messere Bandino?»
«Pensai, e vidi il papa vecchio e impotente — e odiato; il duca Alessandro e il cardinale Ippolito non meno di lui tenuti in dispregio: anche i partigiani di casa Medici (e partigiani veri ne contano pochi) non amano Giulio figlio illegittimo e forse supposto di Giuliano, comecchè adesso papa Clemente, nè Alessandro figlio adulterino di lui e di schiava africana moglie di certo vetturale da Colle Vecchio, nè finalmente Ippolito figlio illegittimo del Duca di Nemours; Cosimino, se non fosse di troppo fresca età, aiutato dalla reputazione del padre Giovanni, avrebbe séguito e grande; gran danno per lui essere nato troppo tardi! — rimane la duchessina Caterina figlia legittima del duca di Urbino, giovine, vergine e prossima alla età da marito. — Principe, un sangue vale l'altro; non vi parebbe questo un vincolo da farvi amici i partigiani del nome dei Medici[140]? Del Guicciardino, del Valori ed altri simili a loro non è da parlarne; odiano la repubblica perchè nulla sperano da lei; il principato non amano, sibbene sè stessi; quando abbiano utile in voi, voi seguiranno, e voi date loro a dividere questo utile facendoli seguaci vostri....»