CAPITOLO NONO MICHELANGIOLO BUONARROTI

Io vo per vie men calpestate e solo.

Michel. Buonarr., Madr. 50.

Sonavano le due ore di notte, quando Dante da Castiglione, armato come soleva di corazza, di bracciali e di spada, salutato il buonomo che vi stava di guardia, entrò nel Palazzo della Signoria: siccome lo conoscevano svisceratissimo di quel reggimento, lo lasciarono andare non gli dicendo altre parole se non queste une: Dio vi mandi la buona notte messere Dante, — quantunque portasse sotto il mantello cosa che tentava occultare.

Penetrato nelle più secrete stanze, bussò pianamente ad una porticciuola, e gli fu subito risposto: Avanti!

«Oh! siete voi, Dante. Io vi aspettava... mi avete portato le vesti?»

«Mai sì, messere: eccovi il tôcco e la cappa spagnuola, col cappuccio di dietro, ch'è una meraviglia: se vi avvisaste portarla di giorno, sareste riputato il maggiore sbricco di Fiorenza.»

«Orsù aiutami a svolgermi il becchetto del cappuccio dal collo: — bene; — or tiemmi la manica del lucco: — gran mercè; — porgi la cappa... qua il tocco; — ti pare egli che possano riconoscermi?»

«Mè anche mammata... direbbe messere Franco Sacchetti.»