«Andiamo.»

Uscirono: — Il magistrato chiuse con diligenza la porta delle sue camere e scese guardingo, già egli non tenne per uscire le scale comuni, bensì ne prese certe segrete per le quali giunse alla postierla del palazzo che metteva capo in via della Ninna; svoltarono subito in via dei Leoni procedendo in silenzio, e giunti che furono sul canto del Borgo dei Greci, il magistrato si ferma e, piegatosi all'orecchio del Castiglione, gli comanda:

«Separiamoci; andate per esso, conducetelo a me.»

«Dove?»

«Non ve lo aveva io detto? — Al cimitero di Santo Egidio.»

Dante tornò sopra i suoi passi, rifece la via dei Leoni, passò vicino Baldracca, e per la piazza dei Castellani venne lungo Arno, dove camminando fino al Ponte delle Grazie, lo valicò in fretta e si condusse al poggio San Miniato: quello che andasse a cercare costà vedremo poi; adesso seguitiamo il magistrato nel suo cammino notturno...


La notte era rigida e nera: — certi nuvoloni ingombravano il cielo che parevano montagne, e ad ora ad ora sprizzolavano qualche stilla di acqua ghiacciata: onde le genti che a quell'ora andavano per via si affrettavano a casa, e il subito loro apparire e sparire le faceva parere più che altro fantasime.

Il magistrato però, non che affrettasse, rallentava il cammino e porgeva attentissimo ascolto alle parole di coloro che traversavano la strada.

«O vedi mo'», diceva un passeggiero al suo compagno, «chi m'è venuto fuori a fare il san Giorgio! Messere Francesco Carduccio: in verità non lo avrei riputato da tanto.»