«A Venezia, — a Roma, — presso il Turco, pure di uscirne...»

«E non temete la confisca dei beni...?»

«La roba si rifà, non la vita; e poi in buon tempo mandai danari sui banchi di Genova e di Venezia.»

«Ed io pure mi sono provveduto così.»

«Chi si era trovato mai a vedere piovere palle di bombarda! Ieri ne cadde una sul canto della loggia degli Adimari, là dalla bottega del barbiere, la quale in primis portò via di netto tutto il calcagno al capitano Mancino da Pesaro, poi, balzata quanto è lunga la piazza del Duomo, entrò in casa del pedagogo Giovanni Del Rosso, che sta nelle casette di Visdomini; — certo non vi andava a imparare di abbaco[146]

«E per ultimo chi regge al difetto di vettovaglie? Dio vi salvi dal morire di fame. I pippioni costano una corona al pajo; i capponi stremenziti che paiono lanterne otto o dieci scudi; non istarne mai, non beccacce: questa è vita da inferno!»

«Fatevi io qua, — udite: — io ho tratto l'oroscopo, ho consultato gli astrologhi, e mi hanno profetato che Fiorenza deve cadere... badate a non mi tradire....»

«Oh! è tanto tempo che i' me n'era accorto; — non si vedono più pernici in mercato.»

«Com'entrano qui le pernici?»

«Ci entrano benissimo, perchè significa che il contado è perduto.»