«O messere Luigi, diceva l'altro in suono piangoloso, non vi venisse mica la fantasia di far comparire il demonio...»

«Silenzio! Qui non entrano per nulla gli spiriti maligni, — non vedrete nulla, o vedrete soltanto spiriti mediossumi, ombre di gente che fu; — tenete fermo il cero, — raccoglietevi, perocchè il mistero sta per operarsi.»

E ciò discorso, continua infiammandosi di mano in mano nei detti e nei gesti, sicchè in breve spumava dalla bocca enfiata e si scontorceva nella persona a modo di maniaco; all'improvviso caccia un terribile grido:

«Eccolo! eccolo!»

«Chi ecco?» risponde spaventato il suo compagno; — e preso da forte tremito lascia cadersi il cereo di mano, il quale percotendo a terra si spenge.

L'altro impetuosamente apre il volume e col dito convulso scorre diverse parti delle sue pagine, finchè quasi condotto da ispirazione lo ferma sopra un punto; tutto anelante con la manca si tira giù dagli occhi la benda ordinando al tempo medesimo:

«Accostate il torchio, ch'io legga l'oracolo.»

La stanza era buia.

«Gherardo! o messere Gherardo! Il lume! avess'io perduta la vista! Gherardo, parlate... io non ardisco muovermi per amore dell'oracolo.»

E Gherardo, per quanto glielo permette il battere dei denti, risponde: