Il Carduccio con mano tremante impalma il Buonarroti e poi comincia in suono che profonda commozione rendeva fioco:

«Michelangiolo, se, comunque alto il sacrifizio che or vi propongo pur fosse a cuore umano possibile, già non vi chiederei io fin dove la patria possa fidare su voi, avvegnachè a chiara prova conosca il vostro nome suonare quanto di grande si comprende e di magnanimo nel mondo. Però il caso presente è tale ch'io mi veggo forzato a dirvi prima: Michelangiolo, potete voi nulla rifiutare alla patria?»

«Nulla.»

«Michelangiolo, avete bene compreso la domanda? Avete misurato intera l'ampiezza della vostra risposta?»

«Carduccio mio, quando architetto o scolpisco, io misuro: quando mi affatico in pro di Fiorenza, io sento; — il cuore che delibera è già freddo, e dai carboni spenti avrai fumo, non fiamma. Insomma, siccome voi non mi domandereste cosa che voi stesso non foste apparecchiato a fare, così ancora io mi chiamo pronto a farla.»

«Michelangiolo, io non la farei.»

«Voi non la fareste!»

«Io con queste mie mani chiunque me la proponesse ucciderei... il mio sangue a goccia a goccia e tra i più acerbi tormenti versato, la vita dei miei figli, le mie case alle fiamme... tutto questo darei... ma non mi basterebbe l'anima, oh! non mi basterebbe pel sacrificio che domando da voi.»

«Allora, Carduccio mio, voi avete dimenticato essere Michelangiolo uomo: in me i terrori e i dolori, in me i consigli incerti, la costanza poca, le passioni del cuore, la imbecillità della mente, come in qualunque altro mio fratello di morte: perchè mi domandereste cose superiori alla umana natura? Chi vi dava dritto a suppormi angelica creazione? Se voi poteste vedermi a questa ora le sette rughe[156] impresse sopra la mia fronte, comprendereste di leggieri starmi ancor io in podestà del tempo ed essere caduco e mortale.»

«Eppure quanto io domando, o da voi solo o da nessun'altra creatura nel mondo si può...»