«O come può accadere questo?»

«Alfonso odia Cesare, ma più che odiarlo il teme; già di nemico diventato servo, a grave prezzo corrompe i suoi consiglieri; egli s'ingegna a fargli obliare le vecchie offese, e molto più si affatica ad ottenere nuovo favore, imperciocchè egli abbia insieme con Clemente papa compromesso in mano a Cesare le controversie su Modena, Reggio e la giurisdizione di Ferrara. Tra Cesare poi e i Viniziani non si è per anche asciugato l'inchiostro del trattato di Bologna pel quale formarono lega offensiva e difensiva...[157]»

«Dunque ogni speranza è perduta?»

«Oh! no. I Viniziani inoltre ci conservano rancore perchè, quando calò negli stati loro il duca Arrigo di Brunswick, non li soccorremmo; noi accusano di tradimento, come quelli che mandammo primi oratori a Cesare per accordare...»

«E più s'intristisce la bisogna.»

«Ma voi sappiate che questi non furono falli o rimessi da loro, perchè anche dopo più volte promisero non avrebbero fatto pace senza inchiudervi i Fiorentini, e il doge Gritti, richiesto dall'oratore Gualterotto, rispose: la repubblica viniziana non avere mai commesso cose brutte nè avrebbe cominciato adesso a commetterne; — ciò non pertanto si accordano con Cesare, e noi non rammentano. Il duca Alfonso ci prese tremila cinquecento ducati, non mandò don Ercole, come si era obbligato per la capitolazione; invece presta al papa le artiglierie e duemila guastatori contro Fiorenza. Di qui argomentate non già la fede poca, sibbene la servitù molta alla quale si trovano ridotti i principi italiani[158]

«Carduccio mio, come per me si possa rimediare a tanta piena di sciagure io non saprei...»

«I Viniziani e il duca devono mandarci soccorsi, e voi andare a chiedergli.»

«Ma se mi avete poc'anzi assicurato che mi cacceranno via senza ascoltarmi!»

«E vi ho detto il vero, quando vi presentaste in aspetto di ambasciatore; bisogna pertanto penetrare nelle loro città inosservati, come la goccia del cielo si confonde col mare; in modo che il papa e Cesare, uomini entrambi, se mai ne nacquero al mondo, scaltrissimi, non sospettino nulla; bisogna eziandio che le paure del duca e dei Viniziani non si destino, — ed è questa difficilissima impresa; si vuole ancora, ottenendo il soccorso, arcano impenetrabile in celare da cui muova, e quindi spedire a costoro persona nella quale essi confidino; si vuole finalmente il segreto medesimo non gli ottenendo, perchè se la città sapesse che noi abbiamo riputato insufficienti le nostre provvisioni, nè ci venne fatto aumentarle, scaderebbe dell'animo, ed ogni cosa anderebbe perduta; onde io per un mio giudizio non voglio sperdere questa tavola estrema di salute.»