E senz'altre parole, avviluppatosi nel mantello, si stese sopra un lettuccio, dove dopo alcuni momenti, vinto dal sonno, incominciò a russare.

Malatesta, travagliato dalle infermità e dalle cure, invano cercava riposare un istante; i suoi pensieri non potevano dormire in lui; cessata una paura, ne sorgeva un'altra; questa idra dell'anima lo lacerava con le sue cento bocche.... Ora se tale lo sconvolge la semente, che sarà mai quando in mercede dei suoi tradimenti avrà mietuto la infamia e il rimorso?

Dopo un affannoso avvolgersi per la stanza, si fermò davanti al lettuccio dove dormiva il suo tristo compagno.

«Cencio», susurrava con parole interotte, «la tua testa è troppo pesa di segreti e d'iniquità.... bisogna ch'ella ti cada dalle spalle;.... portala poi dove ti sembra, pur che non sia sopra le spalle, a me poco importa. — Cencio, tu ami tanto dormire!... io ti farò dormire a bell'agio... non più viaggi... non più ronde... non ti risveglieranno nè manco le bombarde.... cosicchè me ne andrai obbligato. Tu sei un demonio e da tempo in qua mi sei diventato ribelle, e per aggiunta mi schernisci.... bisogna che tu muoi...»

E il dormiente tra il sonno mormora:

«Nel buon vino ho fede, — E credo che sia salvo chi ci crede...[167]»

«Tanto meglio; così non andrai dannato. Però.... costui non ha chi lo agguagli tra' miei... pronto, sagace, di mano e di favella spedito... se lo potessi tuffare in Lete!»

«Santi del paradiso!» urta disperatamente Cencio, balzando a sedere sul letto e con ambedue le mani tentandosi il collo, «io mi sognava di essere strangolato! E voi, signor Malatesta, che fate costì con quel pugnale in mano?»

«Io?» riprese il Baglione giocolando con la punta dello stile, «intendevo pungerti, perchè tu cessassi lo sconcio russare che mi turba il sonno.»

«Non era dunque troppo lontano dalla morte, signor Malatesta? Però non avreste avuto buon partito. Gli astrologhi mi hanno predetto che noi moriremo lo stesso giorno.»