«Buona nuova.»
«Ed io la temo avversa.»
«Avete torto, s'ella fosse avversa, non ve la farebbero notificare per mezzo di mazziere. A gente come siamo noi prima mozzano il capo, fanno poi il processo; — animo, su, Malatesta, questa è una buona nuova.»
«Dio voglia che sia così. — Avanti il mazziere.»
Entra il mazziere con grave cerimonia, vestito di scarlatto, con la insegna del comune sul mantello, e salutato il Malatesta, gli espose con solennità il suo messaggio.
«Strenuissimo e magnifico messere Malatesta, essendo finita la condotta di don Ercole principe di Ferrara, piacque ai signori Dieci, ragunata la Pratica, mandarvi alle fave per subentrargli nell'ufficio di capitano generale della Reppublica. Essendo stato vinto a favore vostro il partito, il magnifico gonfaloniere mi manda a darvene avviso e a pregarvi di stare pronto a riceverne la investitura questa stessa mattina con le consuete solennità nella Chiesa di Santa Maria del Fiore.»
«Stamane! — appunto stamane! — ebbene, andate e riferite ch'io, con le ginocchia della mente chine, ne rendo loro quelle grazie che so e posso maggiori...»
Cencio a questo punto del discorso prese una zimarra di velluto di Malatesta e la spiegò sopra la tavola. —
Malatesta notò quell'atto con la coda dell'occhio e riprese:
«Che, come il cuore, ho da gran tempo il corpo parato in servizio di questa eccelsa Repubblica; che rimettendo in salute di lei le sostanze e la vita, non mi parrà a gran pezza essermi sdebitato dell'obbligo il quale a lei per gl'infiniti beneficii ricevuti mi lega. Ora vi piaccia, mio gentile messaggiero, accettare per amore mio questi pochi ducati...»