«Toglietemi dinanzi quel pazzo!» — grida Malatesta con labbri tremanti... «cacciatelo via... — trucidatelo...»
«Addosso! — Al matto! — Ammazzatelo! — Ammazziamolo! — È un profeta. — Se la intende col diavolo. — Tacete, impostore, avrebbe dato la posta al diavolo a piè della croce? — È un santo, vi dico. — Un ladro, — ammazziamolo.» — Così le turbe; e il Pieruccio, con tale una voce che superò il mugghio delle turbe proruppe:
«Tu sarai tormentato settanta volte sette!»
«Sta a vedere come faccio tacere io quel tristo corvo», parla Cencio ad un suo compagno, — ed agitando in mano una grossa pietra con tanta aggiustatezza la vibra che ne coglie su la tempia l'infelice Pieruccio; — questi alzò le mani verso la ferita, a mezzo l'atto gli ricascano abbandonate, piega la testa e batte di forza sul tronco della croce bagnandolo di sangue... sangue meno prezioso di quello che vi sparse sopra il Figlio dell'uomo, ma non meno innocente: — poi rovinò e scomparve dietro la base di pietra.
«Abbominazione!» gridarono alcuni cittadini inorriditi, «nella terra dove si versa violentemente il sangue dei martiri, la tirannide vive o la libertà si muore....»
«Cada dal braccio la mano che percuote colui che Dio ha percosso!» gridarono altri. — Tutti poi si sentirono tocchi da pietà: l'ira riarse nei petti dei fiorentini contemplando il misero così malconcio da braccio straniero; le mani involontarie correvano alle daghe sotto le vesti, — cominciava quel suono cupo precursore delle popolari procelle. Se un qualche animoso avesse rotto l'argine con una parola o con un cenno, cotesto era l'ultimo giorno di Malatesta, e Dio sa quali altri destini si apprestavano a Firenze; la fortuna non volle, ed invece partecipò ardimento al Baglione di spronare il cavallo e cacciarsi avanti; lo seguitarono i compagni con impeto uguale; le ordinanze antecedenti incalzate ripresero il cammino; i popolani vedendosi arrivare quella tempesta addosso sbandaronsi; l'amore della propria conservazione spense la pietà per altrui; fu sturbato il pensiero, tacque il volere; così per un punto il popolo soventi volte riesce la più magnanima o la più turpe delle cose create.
Un cavaliere solo uscì d'ordinanza, e questi fu Vico; — egli non prestava fede alle profezie del Pieruccio, e non pertanto spesso gli ricorrevano alla mente le sue sentenze; quei suoi detti non gli sembravano matti, comechè le sue opere fossero ben folli; non sapeva dire se lo amasse o no, ma nel fondo del cuore sentiva affetto per lui: ond'ei lo avrebbe coperto del suo mantello per non vederlo assiderato dal freddo, avrebbe il proprio pane spartito con esso, gli avrebbe fatto del proprio corpo riparo; — ed ora vederselo così scomparire sanguinoso davanti... incerto se fosse rimasto morto sul colpo... era per lui troppo grave dolore; si affrettò alla croce, scese.... Il Pieruccio giaceva immerso dentro un lago di sangue, — un moto convulso dei labbri soltanto lo accennava vivo; — l'anima a guardarlo ruggiva dentro a Vico di rabbiosa pietà; — declina un ginocchio a terra, si curva e, presolo di forza sotto le ascelle, lo pone seduto con le spalle appoggiate alla base della croce; — qui mentre povero di consiglio non sa in qual maniera aiutarlo, alza la faccia e mira a se davanti quell'angiolo di consolazione, la sua amante Annalena; — bianca nel volto, gli occhi dimessi e con la guancia china nel cavo della destra, sembrava il genio della malinconia pensoso su le miserie della umanità.
«Povero Pieruccio!» sospirò Annalena, e subito dopo: «Vico, andate per un po' di acqua, e sovveniamo questo sventurato.»
Vico ricambia con la vergine uno sguardo, e recatosi sul greto del prossimo Arno, empie di acqua la barbuta e ritorna con passi veloci. Annalena, lacerata parte delle sue vesti, aveva allestito le bende; — genuflessa anch'ella rimosse prima con man leggiera le ciocche dei capelli aggrupati di sangue, levatosi un pugnaletto di seno le recise; quindi lavò la ferita, speculò attentissima non vi fosse rimasta dentro o terra od altro corpo estraneo; compresse forte le margini della piaga e stringendo fasciò con amorevole cura la testa al misero Pieruccio. Ripresa poi con ambe le mani copia di acqua, glie ne rinfresca la faccia. Pieruccio scioglie un gemito e mormora:
«Perchè mi richiamate alla vita? Perchè riaprite gli occhi miei tristi? Io sono stanco di piangere su le superbe miserie, su i delitti e su i dolori della stirpe alla quale appartengo — alla quale avrei voluto non appartenere; — stirpe che aborro ed amo, — che desidero e dispero contemplare felice... Oh! mi lasciate morire in pace.»