«Su via Pieruccio, confórtati..... vedi a che ti mena lo sciogliere, come fai, il freno alla lingua! — sii cauto una volta. — Se la città può salvarsi, sarà salvata dagli uomini prudenti che la governano; se deve perdersi, allora perchè spaventi i cittadini sopra una fortuna che conosci irreparabile? Manda fuori del tuo petto una preghiera od una maledizione e nasconditi nella eternità....»

«Giovinetto, rampognerai tu il corvo perchè va vestito di piume nere, o riprenderai la nottola perchè grida con urlo dolente? Dio ci ha creati; forse posso frenare le parole che mi prorompono dalla bocca? Qui», e il Pieruccio si tocca la testa, «sovente io provo un tumulto, uno strepito di mille trombe, un'angoscia come se il cranio mi si screpolasse... Allora mi pare di scorgere il cuore dell'uomo traverso la carne e l'ossa, come se fosse dietro ad un cristallo; — immagino penetrare col guardo la terra, quasi acqua limpida di lago, e scoprire gli arcani della natura: i pensieri mi cadono irresistibili giù dal cervello, e la lingua li trasporta al sommo dei labbri... Così, quando la tempesta mugghia sul monte, si staccano i sassi dall'antico dirupo, e le acque dei fiumi li rotolano fin su le spiagge del mare.»

«Pieruccio mio, se non ti riesce tacere, almeno ti cela: le tue parole tolgono l'animo a chi ti ascolta. Se ami la patria davvero....»

«E chi dunque amerei, se non amassi la patria? O patria mia! io non conosco madre, non padre, non ebbi fratelli, sposa o figliuoli... io sono solo.... e non pertanto mi fu dato un cuore che avrebbe bastato a tutti questi affetti... un tesoro di amore.... ma io non lo potei partecipare con alcuno.... nessuno volle il mio amore... non seppero che cosa farsene.... lo hanno schifato come la veste dell'uomo morto di contagio... e allora quelle linfe purissime sono divenute stagnanti... si contaminarono e presero a sgorgarmi nelle vene avvelenandomi il sangue, in verità.... in verità il mio sangue è attossicato.... Non ci credi? Togli un insetto, pommelo sopra la pelle e vedrai come rimanga ucciso dall'effluvio mortale.»

In questo punto passavano due cittadini i quali mostravano per loro bisogne incamminarsi verso la parte meridionale di Firenze. Vico, a cui premeva correre al Monte, perchè se i nemici avessero risposto con le artiglierie, ed egli non vi si fosse trovato presente, dubitava non gliene venisse taccia di viltà, li chiamò con modi cortesi e li pregò a volere essere benigni a quel misero loro concittadino accompagnandolo all'ospedale di Santa Maria Nuova; lo raccomandassero allo spedalingo in nome del capitano Ferruccio, onde ne avesse cura come suo uomo; gli avrebbe rimunerati Dio della carità che usavano verso cotesto infelice fratello.

I cittadini sottentrando al Pieruccio lo menavano quasi sollevato da terra; al tempo stesso rivolti a Vico dicevano:

«Messere, non ci è mestieri preghiera; può egli il cristiano a piè della croce ricusare carità verso il prossimo?»

Così umiliato Zanobi con ineffabile angoscia percoteva con ambe le mani il marmo.... Cap. X, pag. 263.