«Voi non amaste mai...»
«Non amo io!» prorompe Maria, quasi uno scongiuro la costringesse a favellare: «non amo io! Chi sostiene che non ho amato mai? E questa mestizia ineccitabile, il pianto lungo, le notti vigili, gli altari del continuo supplicati invano, e il dolore o il furore non sono certissimi segni di amor disperato? Amo, sì, perchè mi sforzate a dirvelo, e di tale amore io amo presso il quale il vostro mi sembra fuoco di lampada davanti il fuoco dei fulmine.»
«O chi amate voi?» grida Ludovico trovandosi senza pure pensarlo nuda nelle mani la daga.
Maria ridendo amaramente risponde:
«Riponete la daga; — già non si muore due volte; quello ch'io amo raccolse da molti anni nel suo grembo la terra.»
«Un morto mi contende il tuo cuore!... Ah! egli è un tristo quel morto; dov'io fossi stato nella vita lieto del tuo amore, Maria, appena aperte l'ale alle dimore celesti, avrei supplicato l'Eterno che nel tuo seno infondesse pace, — anche con l'oblio di me, — anche con l'amore di altro meno sventurato mortale... Qual maledetta cupidigia ella è mai questa di stendere fuori del sepolcro la mano fredda a stringere un cuore che più non puoi far palpitare di esultanza? Amami, Maria... amami... i morti sono cenere, ombra, e non domandano amore; — una memoria basta loro o una lacrima, e tu ne versasti anche troppe. — Torni il sorriso al tuo pallido volto; le rose della giovanezza non si sfiorarono ancora per te, rugiadose elle aspettano che la tua mano le colga. Te chiamano le sponde dell'Arno quasi ninfa smarrita, — te desidera il nostro emisfero, come Pleiade perduta; acconciati i capelli, di profumi conspargili e di gemme... vieni a scolorare le donne per la tua assenza baldanzose, — torna a mostrare al mondo come Rafaello non vincesse la natura nel ritrarre il volto della femmina, ma neppure arrivasse a fedelmente effigiarla... vieni... oh... vieni; — l'anima mia gran parte del suo affetto consumò nell'angoscia, pur tanto ancora ne serba da poterti inebbriare di amore...»
«Ludovico, io non mi chinerò a raccogliere la religione, il dovere, il costume per gettarveli a modo di triboli a traverso il vostro cammino, — ma vi dirò soltanto amore essere corda solitaria su l'arpa dell'anima; — rotta o allentata che sia, indarno speri tornarla a quella dolcezza di suono che faceva parertela divina; — la voce dell'amore ha un eco solo nel cuore della donna; — arde l'amore una volta sola di propria sostanza; — se in séguito lo vedi riaccendersi, egli non ricava più oltre il suo fuoco da origine celeste, lo alimentano vanità, superbia, vaghezza di terreni diletti. Un'altra donna voi meritate, Ludovico; e dacchè darmi a voi come volessi non potrei, — darmi come posso non voglio.»
«Purchè l'anima tua viva per la mia, io non penetrerò negli arcani del tuo cuore... forse perchè ignorano i popoli le sorgenti del Nilo, benedicono meno alle sue acque fecondatrici?»
«Ludovico, io vi offro più pacata passione e per avventura assai più degna di noi... siatemi amico... deh! mi sii fratello...»
«No. — La donna o sente amore, o nulla. Mi s'inaridisca la lingua prima ch'ella profferisca il consenso di sottopormi al supplizio del vivente stretto al cadavere. Ben posso soffrire finchè l'anima mi regge, ma io non vorrò stipulare il mio tormento mai. No, sia dell'uomo il quale ti chiama sposa quella parte di te che avrà la tomba, purchè miei sieno i pensieri e i desiderii tuoi, i tuoi sospiri miei... il mio spirito abbisogna del tuo... amami... oh! amami, Maria...»