«Forse nel male. — Ma io non temo nè spero nulla da lui. Quando l'aspide non aveva peranche insinuato il suo sottile veleno per le fibre della mia vita, allora dovea sovvenirmi; — adesso non è più tempo; il mio dolore compone la mia esistenza: — io non vorrei cedere un minuto di questo affanno mortale per un secolo delle sue insipide gioje celesti. Dove potesse svellermi l'Eterno questo spasimo di amore dall'anima, io lo rinnegherei, — e percuotendo alle porte dell'abisso, supplicherei a Satana: Dammi il tuo inferno e conservami il mio amore.»

«Voi mi fate pietà! — I vostri occhi un giorno incontreranno la vergine che vi placherà la tempesta dell'anima... ma perchè procedete per via con gli occhi fitti alla terra?»

«Meco stesso considero, sarebbe stato pur meglio che il Creatore per diletto de' suoi ozii immortali non avesse ricavata dalla terra la creatura che sente...»

«Ascoltatemi, Ludovico. — Molte donzelle sospirano per voi di segreto desio; — uno dei vostri sguardi esse ricercano con maggior ansietà della gemma d'Oriente. — Levate gli occhi verso la faccia di quelle, — ed amate di amore felice; — anch'esse questo sole italiano coloriva; anch'esse il fiato più dolce che spira dal nostro Apennino educava...»

«E chi vi ha detto che io non le guardi? — Le guardo, sì, per vedere se incontro in esse il tuo sorriso, i tuoi occhi, la fronte, i capelli, cosa in somma che valga a richiamarti al mio pensiero, — e quale più mi dicono femmina vaga e di forme divine, mi sembra povero raggio della tua bellezza riflesso sopra di lei; — io ti contemplo in tutto il creato, o Maria.

«Ed alla patria pensate voi mai?»

«Io per la patria darò la vita, e basta; — ma invero poi dov'è per me questa patria? Dovunque porti le ossa degli avi e i parenti e la sposa e i figli, quivi hai la patria. Ora io non ho nessuno che tremi o ch'esulti per me; — i miei parenti dormono dentro gli avelli di famiglia; — mano mercenaria mi asciuga il sudore della fronte quando torno dalla battaglia; un servo fascia le mie ferite; — se acquisto un prigione, non posso ordinargli: Va alla mia dama e dille che il suo cavaliere t'invia e che dipendi dal buon piacere di lei. — Io non ho un cuore che corrisponda col mio. — Ah! le mie mani non versarono il sangue di Abele, e non pertanto erro ramingo sopra la terra come Caino, e forse più infelice di lui, perocchè a lui fosse compagna una donna, la quale non abborrì deporre un bacio sopra la fronte dove Dio aveva scagliato il fulmine, — e gli facesse sentire che nel mondo vive cosa potente a mitigare anche l'ira di Dio, l'amore della donna.»

«Sperate dunque nel tempo, Ludovico, e abbiate fede che amore, nato di ozio o di lascivia umana, come cantava messere Francesco, rifugge dai campi aperti, dal suono delle trombe, dalla gloria; e poi la virtù sta nel sacrifizio, — la umana grandezza nel soffrire; — ed io, — vedete, — soffro!»

«Soffrite voi? Ah! voi non amaste mai; gli affetti guizzano sopra l'anima vostra a guisa di pietra lanciata su di un lago preso dal gelo; — della impassibilità vostra vi componete un cerchio magico e quinci predicate virtù. Non commossa mai nè turbata, procedendo tranquilla nel cammino della vita, ora raccogliete il dovere, ora la religione, ora il costume, e di tutto vi fate difesa. — Voi mi parete il ricco epulone dell'Evangelo che deride la miseria del povero steso sopra le scale del suo palazzo...»

In questo punto si pose fisso a guardare la donna, la quale diventava a vicenda pallida o accesa fino alle palpebre, mentre due grosse lacrime le tremolavano nel cavo degli occhi pronte a sgorgare; — ond'egli con maggior forza soggiunse: