«Maria!» si udiva chiamare dalle stanze interne una voce fioca per età, «la tua figliuola si è desta, vieni a racchetarla che piange.»
«Ahi! me n'era dimenticata... La figlia...»
«Figlia... di chi?»
«La mia figliuola.»
«Del Benintendi è figlia!» con urlo spaventevole replica il Bandino, — e fa con la destra cenno, come se, afferrata la creatura pei piedi, intendesse spezzarle il capo alla parete.
La madre per istinto comprese quel truce cenno e si scagliò traverso la porta, dove accesa nel volto i muscoli della gola gonfi, guardando torta:
«Addietro!» gridò! «addietro! o ti straccio co' denti... addietro, o ti sbrano»; poi all'improvviso vacillando si prostra, tende le braccia al cavaliere e gli si raccomanda: «Giovanni mio, io l'ho generata; — nove mesi la tenni nel mio seno; con molte angosce l'ho partorita... io l'amo... io l'amo quanto te; — la prima parola che proferì fu Maria, — la seconda Giovanni;... ella ti ama... ella ti aspetta come un amico lontano... non farle male, via... non me la uccidere... potrei io mai più baciarti le mani, se tu le bagnassi nel sangue della mia figliuola?»
«Viva, — ma lasciala: io non potrei vederla senza che il sangue mi ribollisse nelle vene; — lasciala e seguimi.»
«Ma che! il calice del dolore è senza fondo per me?» esclama angosciosamente Maria levando al cielo le braccia; «come abbandonare una figliuola che piange?»
«Madre, — figlia, marito — ed amante... conservare tutto non puoi; — un cuore devi pur calpestare, un vincolo sciogliere... rompere un affetto... tra questi scegli: — io qui mi sto silenzioso ad aspettare la scelta.»