Dal paragone che fanno spontanee le fibre dell'uomo a grande agio disteso nel letto tra il suo stato presente e quello del misero raggrizzito dal freddo, — battuto dalla tempesta, nasce un godimento il quale si potrebbe molto acconciamente da qualche misantropo attribuire alla malignità insita nella nostra natura. Però chiunque udiva la voce si avviluppava più stretto nelle coltri, esclamando con compiacenza:
«Io sto meglio del Pieruccio!»
All'improvviso rimbomba un colpo d'artiglieria. Il nostro cittadino balza a sedere sul letto e tende l'orecchio, timoroso di non essersi ingannato. — Un altro colpo, — Ch'è questo? — Qual nuovo caso ci minaccia adesso? — Comincia la campana dei Signori, rispondono le campane di santa Reparata, — tutti i campanili della città suonano a stormo; le artiglierie spesseggiano i tiri. — Misericordia! questa è l'ultima notte della mia vita! — E il cittadino poc'anzi lieto delle tepide piume si gitta giù scalzo sul pavimento, apre le imposte e nudo si espone al gelato mordere dell'aria; ode un frastuono confuso di gente che corre e che grida, ma non gli riesce distinguere cosa che valga a toglierlo dall'ansietà. Si veste in fretta, cinge la spada e, nulla badando alla pioggia, al freddo, ai pericoli, precipita sulla pubblica via. — Vi furono padri di famiglia i quali, inteso il primo colpo di artiglieria, si tolsero pianamente dal lato alla moglie, sperando e pregando ch'ella pure dormisse; ma la consorte si sveglia e desta i figli, e con essi loro si pone traverso la porta, contendendo al marito l'uscita; i figli gli stringono le ginocchia, la moglie lo abbraccia su i fianchi; pianti e singulti che spezzano il cuore: «Oh! non uscire, perderai la vita.» — «Figliuoli miei» parla blando il buon cittadino, «mia dolce consorte, s'io pur rimango, il nemico espugnerà la terra, e me ucciderà con voi, — meritamente, — invendicato, perchè mancai alla patria: se mi lasciate correre alle difese, ributteremo i barbari... o in ogni caso non morirò senza vendetta... nè i vostri occhi saranno funestati dalla mia strage... Sgombratemi il passo, — tacete — e datemi l'arme.» — Tacquero — lo armarono, e quando fu partito ripresero il pianto con l'impeto del fiume che rotto l'argine straripa. Altrove la madre destò il figlio e lo spinse fuori delle domestiche mura: non mancarono donne le quali, mentite o non mentite le vesti, vollero a ogni costo uscire a combattere con gli amanti o mariti loro. E Benedetto Varchi racconta come, occorrendo anch'egli a fare il debito suo, incontrasse presso Santa Maria delle Grazie un popolano il quale traeva a gran furia seco un figliolino, ed avendogli domandato perchè così il menasse, n'ebbe in risposta: Voglio ch'egli o scampi o muoi meco per la libertà della patria[181], atto e parole degne piuttosto di paragonarsi alle antiche romane che anteporsi alle miserabili nostre moderne. Le ombre della notte furono vinte da quantità inestimabile di torce e lanternoni: accesero i cittadini chi due, chi quattro lumi, sicchè vi si vedeva come se fosse stato di bel giorno. Tutte le vie che menano alle porte et là d'Arno e i quattro ponti si empirono di genti volte a difendere quel lungo tratto di mura che da porta San Nicolò si prolunga fino a Porta San Friano. La milizia fiorentina comparve subito, in punto di ogni arme, quasi per incanto. Non che mostrassero sbigottimento, era in tutti un ardore, una esultanza non altrimenti che se andassero convitati al festino. Il signor Stefano Colonna, l'Arsoli, il Bichi, con altri capitani di conto e soldati vecchi, non capivano in sè dalla meraviglia; allora cominciarono a tenere non pure possibile, ma certo quello che spacciato credevano dianzi, voglio dire la salute della terra; tanta prontezza, così grande perizia avrebbe stupito in uomini per lunga disciplina esercitati nelle fatiche militari. Tanto può nei petti umani il vero amore della libertà! E quinci imparino a non disperare i presenti, imperciocchè se a Dio era concesso dire: Sia luce, e luce fu: alla libertà parimente fa data potenza per ordinare, allo schiavo: Diventa eroe; — ed in quel fango prenderà ad agitarsi un'anima sorella a quella del Ferruccio, o di qual altro capitano glorioso delle passate età o delle presenti. La pioggia e il freddo non si curavano. L'artiglieria fu posta al coperto e sfolgoreggiò di fronte e dai fianchi con incredibile celerità il nemico. Con urli che andarono al cielo, l'archibuso di Malatesta dal bastione di San Giorgio spararono due volte. Non avrebbero gl'imperiali trovato così gagliardo intoppo, se fossero stati attesi. Dall'altra parte i nemici si mostrarono degni della loro fama; appoggiate le scale ai bastioni, vi salivano silenziosi e guardinghi, sperando cogliere le guardie alla sprovvista, allorchè videro una molto strana figura, angelo o demonio che si fosse, volare sopra una di quelle, e giunto in cima ai bastioni urlare con gran voce:
«All'arme! all'arme! — il nemico appoggia le scale alle mura... Pieruccio le ha salite per darvene l'avviso.»
Un orlo di fuoco manifestò il contorno delle bastite di Firenze, le palle degli archibusi fioccarono spesse quanto la pioggia; gl'imperiali, disperati potersi più oltre nascondere, fatto buon viso alla fortuna, continuarono a salire, animosamente gridando: Sacco! palle! città presa!»
«Eretici senza fede! muggiva Lupo, udendo quel grido di sopra al suo campanile, città presa! Almeno aspettate a dirlo quando porrete il piede su la piazza dei Signori; mentre si allestisce la festa, io vi mando la treggea.» — E qui, toccati i sagri con la corda accesa, lanciarono un nuvolo di schegge mortalissime contro il fianco degli assalitori.
Comechè il danno che usciva da coteste scariche fosse notabile, pure a Lupo non pareva di fare frutto conforme ai suoi desiderii: in quei tempi, non conoscendosi il modo di caricare i cannoni a metraglia secondo i nostri moderni argomenti, vi ponevano dentro certi sacchetti pieni di vetri rotti, di pietra, di ferro e simili altre sostanze; onde avveniva che cotesti volumi poco tratto passassero e, di leggeri sciogliendosi, quasi morta spandessero la contenuta materia.
«Per San Giovanni Battista! stanotte abbiamo a crepare insieme», brontola Lupo percotendo forte della mano sui sagri, e prende doppia carica di polvere, poi mette la palla di pietra, dopo la palla il sacchetto delle schegge: certo, egli corre presentissimo pericolo che i sagri dirompendosi in pezzi non lacerino lui e due uomini attenti ad aiutarlo; ma veruno di loro vi bada, e caricano e scaricano, le artiglierie con tanto mirabile prestezza che Lupo alla fine, palpandole con la mano quasi in atto carezzevole, ebbe a dire:
«Hanno predicato assai; adesso bisogna rinfrescarle. — E fattasi portare una bigoncia di acqua, procurava freddarle; poi si rimise all'opera più affaccendato di prima.
Gli Orangiani, quantunque per continue perdite si vedessero scemi, non rimettevano punto dell'ostinatezza di volere espugnare la città: pareva loro, ed era troppo grande vergogna, che, vincitori in mille scontri di milizie vecchie, dovessero ora voltare le spalle dinnanzi ad una mano di uomini pur testè intenti ai fondachi e alle arti della seta e della lana; ormai non isperavano più di vincere, ma prima di ritirarsi desideravano o vendicare la morte di qualche compagno, o di alcuno bel fatto onorarsi. Per questa volta la fortuna era disposta a camminare del tutto loro contraria. Un alfiere d'incredibile ardire e di singolare prestanza si vantò tra i suoi voler porre in cotesta notte la bandiera su le mura di Firenze o morire; per esser più spedito, non tolse altra armatura che la barbuta e la rotella, già, perigliando su l'aereo cammino, perviene al margine estremo del bastione, lo tocca, e spiccato un salto, lo preme: alza il braccio per piantare la bandiera, apparecchia nei capaci visceri il grido annunziatore del vanto adempito agli amici, quando ecco giungere tempestando a quella volta Dante da Castiglione; egli, secondo l'usanza sua antica, con ambe le mani stringe la spada, e allorchè il barbaro meno se lo aspetta, acconsentendo della persona, con tale smisurata forza gli abbriva un manrovescio che gli spicca la testa dal busto e taglia parte della bandiera; la testa e la bandiera cascarono rotolando in città, il busto mutilato, con le mani prosciolte, sgorgando delle vene recise un torrente di sangue, rovinò lungo le mal salite scale; in quel punto alcuni archibusieri fanno fuoco, e la luce che n'esce rischiara l'orrendo spettacolo. L'una parte e l'altra prorompono in gridi di spavento; — un istante si posano, — quindi ritornano ad affrontarsi molto più feroci di prima.