Un altro bel colpo fece il capitano Ferruccio; questi scorrendo di su e di giù con in mano un'accètta per tenere sgombro quel tratto di muro che egli guardava, vide sporgere il capo di un cavaliere, poi le spalle, poi ambedue le braccia, e stenderle e forte abbrancare la muraglia: «Frate, troppo pronte avesti le mani», disse il Ferruccio, e giù calando l'accètta, gliele recide fino alla giuntura; traendo costui doloroso guaio, il corpo abbandonato precipita sopra il capo degli amici sorvegnenti. — Ancora uno dei nostri si strinse in lotta su l'orlo del muro con certo soldato spagnuolo: il Fiorentino s'ingegnò traboccare l'avversario fuori delle mura; per lo contrario lo Spagnuolo tenta spingere il marzocchesco giù nella città; adopra ognuno l'estremo di sua possa; non pretermisero sforzo che l'uno all'altro potesse rendere superiore; si urtarono con la fronte, si offesero co' morsi; il Fiorentino colto il destro, pone al nemico la gamba traverso, e questi, squilibrato, rovescia: però cadendo, sì forte si appiglia alla vita del nostro che entrambi in un fascio scompaiono dai muri. Il caso ordinò che lo Spagnuolo, percotendo con le spalle sul terreno, rimanesse morto; il Fiorentino, dallo sbalordimento in fuori, non rilevò altro male, sicchè mentre tuttora i compagni si addoloravano sopra la sorte di lui, lo videro ricomparire in mezzo a loro, molto raccomandandosi che, scambiatolo per nemico, non lo uccidessero. Troppo sarebbe lungo e per me e per chi legge sazievole raccontare partitamente le strane venture di guerra che in quella notte successero. Stefano Colonna con buono intendimento si pose in disparte con quattro fra le migliori compagnie della milizia, e dovunque il bisogno vedeva maggiore di aiuto, mandava una o due compagnie, le quali giungendo fresche, ributtavano ferocemente il nemico. Filiberto, sconfortato da tante morti ordinò si ritirassero le schiere, guardando prima di portar seco i cadaveri dei compagni, affinchè i nemici, contemplata la mattina la strage, non avessero motivo di andare baldanzosi; e così, come ordinava fu fatto, tornandosi tristi là donde poc'anzi con tanta audacia d'orgoglio si erano dipartiti e maledicendo di cuor loro il misterioso signore, il quale, pochi anni avanti, gli aveva spinti ad incontrare morti e ferite contro un papa, a favore di cui mandavali adesso ad esporre la vita. Grange, camminando verso la tenda, si volse dintorno a sè, e scorgendosi prossimo il Bandino, gli disse in suono turbato:
«Or che cosa abbiamo guadagnato noi dal vostro consiglio, messer Bandino?»
«Parmi moltissimo.»
«E come?»
«Prima di tutto ci ha guadagnato il paradiso (ma questo, credo, meno di ogni altro), perchè se alcuna anima buona viveva tra noi, sciolta stanotte dai legami terreni, se ne andò diritta diritta alle dimore celesti.»
«Tregua ai motteggi... noi camminiamo sul sangue.»
«Con buona licenza vostra, messere lo principe, lasciatemi proseguire; in secondo luogo, più del paradiso per le allegate cagioni guadagnava l'inferno; — sopra tutti avete guadagnato voi, principe.»
«Io? tu mi deridi?»
«Dico da senno io; non sapete voi che il capitano Corrado Essio, venuto a morte, vi ha istituito erede d'ogni sua facoltà?»
«Corrado è morto? Ahi! mio buono, mio leale amico, io ne terrò il cuore afflitto fino...»