«Vicende gravi succedono in Fiorenza, ed io ne aspetto invano ragguaglio! — Si dà fuoco a tutte le artiglierie, e da me non parte ordine alcuno! — Si provoca il nemico, s'ingaggia battaglia, e non si avverte Malatesta Baglioni! — Magnifici Signori, sono il vostro capitano generale, o che sono io? Molti obblighi mi stringono a voi: qualcheduno però anche voi a me; altrimenti parrebbe molto più onorevole cosa alla reputazione mia e molto più conveniente alla fama di saviezza che di voi suona nel mondo mi ritiraste la dignità la quale poc'anzi con tanta benevoglienza voleste conferirmi; certo voi voleste, o messeri, esaltarmi, non vituperarmi per le terre d'Italia...»
«Messere Malatesta», riprese il Castiglione, «e' par che voi ignoriate come gli assaliti fummo noi; e voi intendete che se prima di ributtare l'assalto avessimo dovuto impetrare la licenza vostra o d'altrui, a quest'ora i nemici terrebbero questo nostro palazzo.»
«Voi non dite il vero, messer Castiglione: i nemici erano provocati; le nostre artiglierie spararono prime contro il campo imperiale.»
«Signor Baglione, qual conto facciate voi della parola d'un gentiluomo a Perugia io non so; ma voi è ben che sappiate, i gentiluomini a Fiorenza non aver mestieri di sacramento per essere creduti. — Guardate mo' vi par ella questa una bandiera imperiale? Cadde dalle mani di uno degli assalitori venuto sopra i bastioni in città.»
«Chi ve l'ha data, messere?»
«Ma... la tolsi io medesimo di mano al bandieraio...»
«E con la insegna gli tolse ancora un'altra cosa,... guardate!.... la testa....»
E sviluppato dall'involto un capo reciso, il Morticino degli Antinori lo lascia cadere in mezzo della sala.
«Morte di Dio» strilla il Baglioni ritirando precipitoso i piedi a sè per timore non gli s'imbrattassero di sangue: «togliete via quella testa... toglietela via. — Cencio, chiudile gli occhi! — fa che non mi guardi; — non la ravvisi, Cencio? Ella è la testa di Giorgio da Gioiella, il nostro antico compagno di arme nelle guerre di Lombardia... Ahi sciagurato Giorgio! — Magnifici Signori», riprese quindi non senza dignità, «destino del soldato è morire in battaglia; mi dolgo dell'antico commilitone, non del suo fine: ciò poi di cui massimamente mi dolgo si è questo, che non avrei mai creduto si traessero a vituperio le reliquie del soldato in tale città che sopra ogni altra d'Italia si vanta gentile; no, io non mi sarei aspettato a vedere rotolare sul pavimento della sala dei Signori e alla presenza vostra il capo reciso di un soldato caduto da valoroso.»
Dante si volse con acerbo piglio al Morticino e sì lo garrisce: