«Ditemi questo allorquando ripasseranno gli Appennini, e vi darò ragione; ora non fuggono, — rifanno le forze,»

Il Carduccio intanto si era ristretto a consulta co' reggitori e loro esponeva con piana favella certi suoi disegni, i quali per certo incontravano favore, imperciocchè tutti assentivano con la voce e col cenno. All'improvviso, egli indirizzandosi al Castiglione, risponde:

«Il magnifico gonfaloniere, i Signori e i Dieci ringraziano la milizia della sua buona intenzione; approvano il disegno e desiderano che Dio l'accompagni, siccome l'accompagnano essi con ogni lor voto.»

«Signori», strilla il Malatesta, «voi intendete di cose militari nulla; — io non approvo la sortita; — non la posso approvare.»

«Ci duole non poter conseguire l'assenso vostro; — voi non correte in siffatta deliberazione alcun rischio, tale essendo la volontà nostra.»

«Volontà! L'ufficio e la coscienza di buon generale m'impongono oppormi con tutte le mie forze a tale rovinoso partito; anch'io amo questa terra...»

«Amateci meno ed obbedite di più», interruppe, Andreuolo Nicolini, une dei Dieci.

«Opporvi ai comandamenti della Signoria? messer Malatesta, sareste per avventura ebbro?» soggiunse il gonfaloniere Girolami.

«Oh! no, Signori», crollando il capo riprese a dire il Carduccio; — «messere Baglione non sa quello sappiamo noi, — e lo muove studio di bene: — credetelo.... io lo conosco: solo mi concediate favellargli due parole in segreto, lo renderò partitamente capace di tutto.»

«Accomodatevi a vostro agio, messer Carduccio», risposero il gonfaloniere e alcuni dei Signori.