I nostri, insufficienti per numero, considerando tanto sforzo di guerra per la parte avversaria, malgrado l'ardore dei più giovani, pensavano a ritirarsi: Stefano Colonna prudentissimo capitano avrebbe immediatamente ordinato dar volta, se dalla singolarità del caso non fosse stato costretto a camminare in ogni modo all'assalto; qualunque fosse l'esito, del rimanersi era maggior danno il ritirarsi; in breve si farà manifesto il consiglio di lui. Cominciarono gli spari dalla lontana; se non che ai nostri rincrescendo quel modo di guerra, messa mano alla daga si stringono in più sanguinosa mischia: grande l'impeto dei nostri, la costanza dei nemici pari; avvantaggiati questi dal terreno e inanimati dai capitani, facevano buona prova; quelli poi, urlate o rotte le prime schiere, ne rinvenivano dietro altre migliori; era un muro di ferro. Intanto sorgeva terribile dintorno il palpitare, il gemere, l'imprecare e lo scontro delle armi micidiali: la morte mieteva come sopra un campo di biada. Quanti, o quali furono i morti? Chi è che lo sa? Il tempo consumò ogni memoria di secoli remotissimi, e sole ci avanzano, in testimonio di coloro che vissero, le ossa insepolte. Avevano quei defunti figli, madri, od amanti? — lacrimati scomparvero dalla terra? — l'anima loro fu tempio della Divinità? Tutto questo che importa? Occhi umani non possono piangere tutte le sventure umane: la fonte delle lacrime è ella forse inesausta come gli abissi del mare? Il numero dei morti vince quello della sabbia del deserto; chi tenne conto delle foglie cadute degli alberi dal primo inverno della creazione sino a noi? Il numero dei tormentati giunge a centinaia, e tra questi dura la rinomanza dei tormentatori: la lode si levò fievole, quasi sospiro di vergine, per celebrare gli amici degli uomini, e l'alito del tempo la divorò, — lo strido dei flagellati ruppe il cerchio dei secoli, e la fama del flagellatore fu mantenuta: fra dieci uomini celebri, nove lo sono per maladizione meritata; fra dieci uomini famosi, nove vorrebbersi sospendere alla forca.

Mentre in quella parte si sosteneva un combattimento senza fiducia di vincere, ecco si aprono le imposte della Porta San Friano, e n'esce il Ferruccio con le sue compagnie; procedono serrate, disposte a difendersi, schive di offesa, properanti al termine del loro cammino: procedevano buon tratto di via senza intoppo; già si tenevano sicure; qualche soldato cominciava a cantare la canzone di guerra per alleviare il fastidio del sentiero. Ad un tratto con grida che andarono al cielo prorompe alle spalle grossa schiera di fanti; l'oscurità non ne concedeva bene la vista, ma al rumore che movevano l'avresti giudicata di dieci e più mila: nel tempo stesso i precursori tornano frettolosi ad avvertire essere barricata la strada, e dietro ai sassi molta mano di uomini far mostra d'impedire il cammino. Certo qualcheduno ne diè lingua al nemico, ma il come era arcano; in così breve spazio di tempo quanto ne corse tra il consiglio della impresa e la esecuzione, pareva cosa soprannaturale il cenno dato agli Orangiani; l'inferno congiurava contro Firenze; — congiuri a sua posta: sta per Firenze Ferruccio, e se lo vedremo costretto dai fati tramontare, sarà il suo tramonto splendido di gloria e, morendo, annunziatore di giorno più felice: egli pertanto non devia col pensiero a immaginare come ciò fosse avvenuto; in lui non può capire idea di resa, — e d'altronde sarebbe folle il combattere.

«Vico, figliuol mio, chiamami i capitani... vola.»

I quattro capitani delle compagnie gli stanno attorno.

«Prodi uomini, bisogna andare in Empoli, e vi andremo; — adesso celeri e silenziosi sbandatevi; cuopra ogni uomo la corda accesa dell'archibuso; dalla mano destra e dalla sinistra si distende la campagna; — vi sieno asilo le fosse e i solchi; io co' cavalli mi precipito sul greto del fiume; date ordine che, quando non odano più rumore, o lo ascoltino lontano, i soldati sollevino le corde accese; — la voce del raccoglimento, — Patria e Libertà, Affrettatevi; — vive nel cielo un Dio pe' forti: — a me i cavalli....»

E come disse fu fatto: i cento cavalleggeri si cacciarono giù alla dirotta per la costa del fiume, i fanti carponi sbandaronsi; e così bene o la fortuna secondò il disegno o la prudenza degli uomini che quando il nemico si accostò come a certa preda, stupì nell'incontrare gente armata disposta a combattere: avrebbero essi certamente ingaggiato qualche sanguinosa scaramuccia e si sarieno finiti fra loro, se, l'uno all'altro intimando la resa, non si fossero accorti appartenere alla medesima bandiera; i Fiorentini erano scomparsi; bene si addiedero di quello a che avevano avuto ricorso, ma la notte tuttavia alta, la imperizia dei luoghi e il non potere procedere uniti li dissuase mettersi alla ventura.

Le acque del fiume ingrossato per la pioggia coprivano quanto era ampio il letto; disagevole quindi il sentiero e pieno di pericolo: vinse ogni impedimento la fermezza del commessario Ferruccio. Alla fine quando a lui parve bene di ritornare su la via maestra, ordinò si provassero a salire gli argini: non è da dire se incontrassero difficoltà a cagione della terra smossa e del pendio sdrucciolevole; l'unghia dei cavalli vi si affondava, nè più valevano a ritrarre le zampe dall'orma impressa. Qui gli animali non furono di aiuto agli uomini; toccò agli uomini sovvenire agli animali; tanto fecero, tanto s'ingegnarono che, brutti di fango, mézzi di acqua, pervennero sopra il desiderato sentiero senza perdere un cavallo. Il Ferruccio tese lo sguardo dintorno e non iscoperse alcun fuoco; forte gli tardava di ridursi in Empoli, pure non ardiva levare la voce, e il tempo incalzava: «Vico», chiamò egli quantunque non lo vedesse, — e Vico gli stava al fianco, — «figliuolo mio, adesso ti conviene adoperare non so se maggiore lo scaltrimento o l'audacia: scendi da cavallo, inóltrati pei campi senza rispetto, chè ormai il calzare è guasto, e vedi di ragunare gli sbandati; dilungati un quarto di miglio; poi, avventuroso o no nella ricerca, ritorna sopra i tuoi passi: io ti aspetto.»

Vico, robusto di corpo, nella età in cui la fatica appena si sente, corre e specula: andò un buon tratto senza udire e vedere cosa alcuna: all'improvviso discerne un fuoco, poi due, poi dieci, sparsi ed incerti, siccome nelle notti di estate compariscono le lucciole giù per le valli: erano ben dessi i compagni: parte già stavano adunati; altra parte, e maggiore, pervenne a raccogliere egli medesimo; sicchè quando reputò opportuno raggiungere il commessario cinque soli mancarono, quattro dei quali riguadagnarono per somma ventura la città, uno cadde prigioniero. Così senz'altro accidente fu concesso al Ferruccio di giungere ad Empoli. Di lui e de' suoi casi altrove: — adesso è mestieri tornarcene a Firenze.

Stefano Colonna teneva fermo, quantunque la sua condizione diventasse ad ogni momento più trista: scopo della scaramuccia era stato favorire la sortita del commessario; doveva volgere l'attenzione del nemico altrove, mentr'egli badava ad allontanarsi; lo avevano avvisato che, quando si fosse messo in salvo il Ferruccio, gliene avrebbero porto il segno mediante un fuoco artificiale lanciato nell'aria: non vedendo il cenno, dubitò che il Ferruccio impedito non avesse per anche abbandonato Firenze, e disposto ormai di fargli spalla, andava d'ora in ora indugiando nella speranza che il segnale apparisse.

Finchè l'ombra durò, il principe Orange stette su le difese; anch'egli sapeva cotesta essere vana mostra e confidò vincere con l'inganno l'ingannatore; aspettava ansiosamente novella della uccisione o prigionia delle milizie spedite al soccorso di Empoli.