«L'anello!»

«E morendo mi disse: Ghita, conservati buona vedova e tienti l'anello per amor mio; — ed io mi sono mantenuta buona vedova e non ho mai dato via l'anello...»

«L'anello, o ti taglio la mano...»

«Alla vostra madre di latte! Gesù, nè anche gli orsi lo farebbero...»

«Sciagurata! Vuoi che ti ammazzi con le mie mani? Io ho bisogno d'oro, di danaro... dimmi, conserveresti per avventura qualche fiorino nella tua cassa?»

«O santo Zanobi Benedetto! il demonio si è impossessato di messer Giovanfrancesco... Non mi ammazzate... io non ho un picciolo, su l'anima mia...»

«Dov'è mia madre?»

«Badate, Giovanfrancesco, — pensate ai comandamenti della legge di Dio; io vi sono madre di latte... ma madonna v'è di sangue, non le mancate di rispetto...»

Il Morticino non l'ascoltava e prorompendo nella stanza della madre trovò seduta sopra un seggiolone la vecchia madonna assopita di un sonno leggiero. Non avendo reverenza nessuna alla grave età di lei; con gran voce comincia:

«Quanto vi trovate a possedere, madonna, d'oro e di gemme, su, datemi presto senza escludere nulla, — nè anche i pendenti che portate agli orecchi...» Ed aggiungeva alle parole l'atto violento.