«Industria fa ricchezza, superbia fa ozio e povertà: ed un mercante in piedi, messer Giovanfrancesco, vale assai più di un gentiluomo genuflesso. La casa Castigliona attese sempre alle pratiche della mercatanzia nè si crede tralignata per questo.»

«Voi, sì... ma voi...»

«Noi fummo, o Antinori, dei primi ad abitare la cerchia antica di Fiorenza; rammentatevi che noi nasciamo dai Catellini, cui Cacciaguida, l'avolo dell'Alighieri, trovava già nel calare illustri cittadini: — la mia casa credo valga la vostra; ma via, diamo fine a siffatto ragionamento. Io meco stesso mi vergogno andarmi trattenendo in simili quisquilie. Che direbbe di noi un buon popolano udendo le nostre parole?»

«Direbbe lui essere uomo di piccola nazione, — noi gente di alto affare e baroni...»

«Piaccia a Dio che i difensori della libertà di questa nostra repubblica non vi assomiglino! — Noi, Morticino, c'intendiamo assai meglio sul campo.»

«Erano tutti vostri i fiorini che presumevate donarmi, Dante?»

«Se gli aveste accettati, vi avrei detto la metà appartenere a Ludovico Martelli...»

«Ah! Ludovico, — il Guido Cavalcanti dei nostri tempi; — che fa egli del continuo tra le arche dei defunti?»

«Ricordatevi quello che fu risposto a Betto Brunelleschi[186].» L'Antinori sentì l'amara allusione e, immaginando vendicarsene, condusse Dante innanzi alla tavola dov'egli aveva annoverato poc'anzi i mille fiorini d'oro, e quasi trionfante glieli accennando con la mano tesa gli disse:

«Voi lo ringrazierete in nome mio, — ed a voi pure gran mercè, — e al tempo medesimo gli riferirete che in qualche suo bisogno mi sarà grato sovvenirlo; lo stesso sia detto per voi...»