«Messere Dante da Castiglione.»
«Ben venga il Castiglione — ben venga.»
Dante inviluppato dentro largo mantello bruno s'inoltra taciturno e, posato sopra una tavola certo sacchetto di danaro, si riduce a favellare coll'Antinori nel vano di una finestra:
«Morticino, io non so perchè voi mi portate rancore; avete torto: — io vi amo, e voi pure dovreste amarmi. Voi avete un nobil cuore, — e non è vile il mio; — l'uomo soffre tanto nell'odiare!... più che non tormenta egli è tormentato. — Tali angosce seminano su la nostra vita le infermità, le sciagure che davvero, per essere infelici, non fa mestieri aggiungervi dolori con le nostre mani. Porgetemi, via, la destra; siamo fratelli... e come fratello, ecco io vi offro parte del riscatto del Frescobaldi; ma che dico, vi offro? Non è concittadino mio come vostro, non compagno di arme, non amico? Dovevo dunque contribuire anch'io e contribuisco... ho recato meco cinquecento fiorini.»
«Messer Dante, tanto mi fu la fortuna benigna che me non volle condurre come Provenzano Salvani alla estremità di stendere il tappeto in piazza per raccogliere danari. Io non dovrò tremare per ogni vena onde trarre di prigione l'amico[184]. La casa Antinora non ha mestieri raschiare il campo d'oro dell'antica sua arme per riscattare Lionardo Frescobaldi[185]. Non sarà detto che alcuno della mia famiglia abbia arrossito dinanzi all'avaro mercadante.»
«Però», interruppe sorridendo il Castiglione, «i vostri maggiori e voi siete scritti sulla matricola dell'arte dei vaiai.»
«Così porta la costumanza barbara; non per tanto, mano di Antinori da secoli non tocca libri di ragione commerciale.»
«Del Benintendi è figlia!» con urlo spaventevole replica il Bandino,... Cap. XII, pag. 308.