«Tutte di rame.»
«Allora udite, — scriviamo un'accusa e tamburiamolo per traditore.»
«Oh il valentuomo! voi vi meritate una ghirlanda...»
«D'oro — per cambiarmela d'ottone.»
E si separarono; ma il canonico attese subito a mettersi in salvo e abbandonò la città; il frate ebbe lo stesso pensiero, se non che differiva porlo in esecuzione il giorno veniente, e, per le vicende che accaddero gli sfuggì l'occasione: nessuno di loro curò tamburare il Malatesta.
Al Soderini, gonfio d'ira e di superbia, non venne in mente cansarsi; si ridusse a casa, dove la povera sua madre non chiuse occhio tutta la notte per aspettarlo, e quando lo vide così turbato,
«Lorenzo», gli disse, «badate a non darmi qualche dolore in questi ultimi giorni di vita. Rammentatevi sempre che i Soderini attesero anche con loro pericolo al bene della patria.»
«Madre mia, Fiorenza attende il suo liberatore, e l'avrà.» Poi andò a giacere e sognò di salire sopra un gran palco in piazza, dove i popoli erano accorsi a vederlo. La mattina veniente allorchè si risvegliò risovvenendosi del sogno, seco stesso diceva: «Prima o seconda, questa mia testa è nata per alti destini.»
Infatti il sogno non lo deluse; la fortuna gli apparecchiava un destino alto.