«In verità... io non so sopra qual cosa giurare... quanto è vero che l'inferno ci aspetta... i Dieci domandano di voi.»
«Lasciami in pace: va...»
«Il caso urge per modo ch'io mi farò lecito penetrare nella sua camera da letto...»
«Un momento, messer Carduccio,» — urlava Malatesta adesso allibito e tremante, udendo le riferite parole; — «un momento solo... la decenza desidera che non venghiate qua oltre... io sono da voi.»
E, come meglio poteva aiutandosi della persona, accorse nell'antecedente stanza, dove il Carduccio in compagnia di altri quattro del magistrato dei dieci era entrato. Messer Francesco, gittando uno sguardo così alla sfuggita sul Malatesta e lo veggendo tutto disfatto, incominciò:
«Dio vi mandi il buon giorno, magnifico messere capitano generale; — ond'è che siete in volto più bianco che lenzuolo di morto? Vi sentireste male per avventura?»
«Le mie infermità mi concedono piccola salute, messer Francesco onorandissimo; pure ho fede nella Beata Vergine mia speciale avvocata, che tanta pure me ne rimanga da vedere questa patria tornata nello antico suo stato.»
«Avvertite, messere Malatesta, che due furono nei tempi trascorsi i reggimenti di Fiorenza, repubblica e principato; spiegatevi meglio, onde il cielo non prenda errore nei vostri voti; io gl'intendo benissimo e so che volgono alla repubblica. — Però temo non abbiate riguardo... così infermo passare la notte vestito! davvero...»
«Questo abito io presi nei campi; allorchè il nemico sta di fronte prudenza insegna si trovi apparecchiato il capitano; un momento perduto può dare al nemico o a voi vinta la impresa. Ma narrare a voi cose siffatte egli è come portare i frasconi in Vallombrosa; or dite su, qual causa vi mena sul far del giorno alle stanze del vostro capitano generale?»