Il Baglione, quando prima vide la moltitudine precipitare alla rovina dei borghi e lasciarlo spregiato, lo vinse l'ira per modo che, dato degli sproni nei fianchi al suo muletto e quindi tirate forte le briglie, lo tormentava in istrana maniera, sicchè quel misero animale scalpitava, si agitava e grondava sudore. Volendo poi tornarsene alla sua stanza, nel volgersi che fece, gli occorse Zanobi Bartolini, il quale, piegato il capo sul seno, non si era mosso; onde in passandogli da canto esclamò:

«Chi sa dove mai trarranno la patria cotesti Arrabbiati!»

«Ahi, povera Fiorenza! l'ora anche per te è venuta di essere ridotta in un mucchio di rovine.»

«Onta a voi che ne siete la colpa: — in fè di Dio, ora che corre stagione di mostrarvi più che uomo, voi mi diventate men che fanciullo. Dove lasciaste voi l'antico vigore, quando, commissario a Pistoia, col carnefice da un lato e la giustizia dall'altro, accomodaste quella scomposta città[205]

«Colpa è del papa, che non volle udire parola di libertà; e tra i due estremi del vederla o rovinata o serva noi lasciamo andare in rovina la patria.»

«E chi vi ha detto il papa non volere udire parola di libertà?»

«A me?... lo hanno riferito gli oratori nostri. Forse voi pensereste al contrario?»

«Lo penso... e forse... posso ancora saperlo...»

«Davvero? E a voi chi lo assicurato?»